
1679/ 1748
dipinto
n. LU106 (inv. AUSL)
La Vergine è rappresentata genuflessa ad un inginocchiatoio in sottinsù luminoso, ignara di quanto sta per esserle annunciato; non distoglie lo sguardo dal libro delle devozioni, che tiene aperto davanti a sé reggendolo con la mano sinistra, mentre la destra è al seno. Dall'alto scende la colomba dello Spirito Santo.
La Vergine annunciata fu realizzata in pendant con l'Arcangelo Gabriele (cfr. scheda 00000002). Ricordate da Rossi come opera di Tommaso Missiroli, esse sono state attribuite da Irene Graziani al pittore Biagio Boni, artista sconosciuto agli studi, sulla base di documenti di archivio. Spetta a Giordano Viroli aver proposto una diversa lettura dei documenti e restituito i due dipinti al pittore bavarese Ignazio Stern, autore all'interno dell'Oratorio delle tele dedicate alla vita di Sant'Onofrio. Benchè le carte rinvenute dalla Graziani ricordino un pagamento a Biagio Boni per le pitture a fianco dell'altare nel 1709, i documenti demaniali citati da Viroli registrano al 29 novembre del 1718: "dati per Regalo al Sig. Ignazio Sther (sic) Pittore per li quattro ovati ed altri due quadri piccoli che sono a canto all'Altare quali due fece gratis come Ricevuta n. 17, scudi 6". Se i quattro ovali ricordati sono quelli che narrano la vicenda di sant'Onofrio, i due piccoli accanto all'altare devono essere quelli dell'Angelo e dell'Annunciata, fatti eseguire a sostituzione della precedente coppia realizzata da Boni o per insoddisfazione della committenza o per desiderio di omogeneità stilistica nella decorazione. (…) Completamente giocate sulle tonalità fredde del grigio, del bianco e dell'azzurro, le tele mostrano le due figure su uno sfondo monocromo, illuminate da una luce argentea che rende a tratti liquida e trasparente la pennellata con cui sono definiti i volti e gli abiti dei personaggi,in particolare della Vergine. I contorni netti, le pieghe quasi smaltate e levigate delle vesti, i lineamenti ben disegnati, rimandano alla pittura di Cignani e Franceschini, mentre la predilezione per le figure allungate, i lineamenti esili e finemente tratteggiati, l'insistita ricerca di raffinatezza nel disegno dei corpi denotano una particolare attenzione alla pittura di Parmigianino. E' proprio con le altre opere certe dello Stern conservate nella chiesa di Lugo che i due dipinti mostrano le più strette consonanze, nella ripresa di fisionomie analoghe nell'angelo e nel personaggio alla sinistra del Sant'Onofrio bambino consegnato alle fiamme, o nel volto dell'Annunciata e della Vergine del Sant'Onofrio riceve il pane da Gesù Bambino. Particolarmente stringente si rivela il confronto con questo ovale, dove il basamento dell'altare mostra la stessa impostazione dell'inginocchiatoio dell'Annunciata, e i panneggi accartocciati del manto della Madonna tornano nella veste dell'Angelo e nella mantellina che gli cinge le spalle. Le cornici delle due tele, intagliate a festoni di fiori e cimasa a conchiglia, sono state attribuite da Antonio Corbara a Giuseppe Paganelli, fine intagliatore particolarmente attivo nelle chiese di Lugo nel XVIII secolo. (da Marcella Culatti in Le Arti della Salute, 2005, III. 36, p. 312-313).
Bibliografia
Campanini G./ Guarino M./ Lippi G. (a cura di)
Le Arti della salute, il patrimonio culturale e scientifico della sanità pubblica in Emilia-Romagna
Milano/ Genève
Skira
2005
III. 36, pp. 312-313