
Donducci Giovanni Andrea detto Mastelletta
1575/ 1655
dipinto
n. FA232 (inv. AUSL)
Si tratta di uno dei due paesaggi dell’artista realizzati in pendant, oggi proprietà dell’Ausl di Ravenna. Le due tele sono state rese note per la prima volta nel 1961 da Antonio Corbara, dopo che la pulitura, in occasione del loro trasferimento dalla direzione del Civico Ospedale di Faenza alla sede amministrativa, aveva consentito di attribuirle alla mano del pittore bolognese. Un’iscrizione antica sul retro della tela cita “il capitano Gio. Battista Laderchia”. Corbara ha ipotizzato si trattasse del primo possessore dei due dipinti, un “cav. Laderchi del noto casato originario di Laderchio (ora Riolo Terme), poi faentino […] sembra vissuto a cavallo dei secoli XVI e XVII”. Secondo Anna Colombi Ferretti, invece, nel nome citato si deve riconoscere, più probabilmente, un “Comes Ioannes Bap.ta a Laderchio” che si unì alla Confraternita dei Poveri Vergognosi di Faenza nel 1681.
Pittore di scuola bolognese, il Mastelletta si distingue per una produzione caratterizzata dal recupero di una ricca tradizione cinquecentesca di matrice emiliana e veneta, rielaborata secondo schemi e ritmi originali. Se gli inserti narrativi nei paesaggi del Mastelletta non si rivelano mai meri espedienti, ma si caricano di significazione nel rapporto con l’ambiente, Anna Coliva ha sottolineato come le due tele, “fatto singolare in Mastelletta, finiscano per essere i pretesti di una fantasia paesaggistica autonoma”. Scandita su due piani, l’opera orchestra l’episodio narrativo secondo un taglio diagonale, facendo emergere le figure dalla coltre scura e avvolgente della foresta in primo piano. La scena si svolge sotto un cielo azzurro-argenteo, in una luce che rende incerta l’ora del giorno ma che apre lo sguardo sul paesaggio in secondo piano, una distesa di aguzzi picchi montani ed evanescenti città di pinnacoli. Dilatato fino all’orizzonte in un susseguirsi di fasce cromatiche sempre più tenui e rarefatte, il dipinto denuncia tutto il debito dell’artista nei confronti dell’opera di Parmigianino e, soprattutto, di Nicolò dell’Abate, da cui mutua il tono evocativo e fiabesco, e il sapore di vagheggiamento raffinato. È però una fiaba priva della componente di narrazione cortese, dove il racconto si fa sospeso e la lettura si confonde e si complica per il forte contrasto chiaroscurale del primo piano, in cui le figure emergono solo per tocchi di colore grasso e vivace. Si tratta di una ripresa della maniera grafica di Parmigianino per via di puro colore, dove il segno lineare è sostituito da filamenti corposi e guizzati di materiale cromatico, con esiti dai toni inquietanti, vibranti, nervosi. Ancora problematica la datazione delle due opere: Corbara, Coliva e Colombi Ferretti, sulla base di considerazioni stilistiche, si sono espressi in favore di una datazione delle due tavole non oltre il 1616, mentre Gabriella Lippi, partendo da alcune considerazioni di Milantoni ha, più prudentemente, richiamato l’attenzione sulla difficoltà, vista l’assenza di riferimenti cronologici certi nella produzione dell’artista, di poter avanzare proposte in questo senso. Certo però che le analogie fra i due dipinti faentini e opere come la Maddalena in collezione privata bolognese, l’Adorazione dei pastori della Galleria Nazionale di Parma, il Cristo servito dagli angeli di collezione modenese e il Ritrovamento di Mosè dell’Estense di Modena, per il loro puntuale e preciso rimando all’arte di Nicolò dell’Abate, parlano di un momento unitario della ricerca espressiva del Mastelletta, ascrivibile credo al secondo decennio del XVII secolo, non oltre il 1618. (da Marcella Culatti, Le Arti della Salute, III.21, p.307).
Bibliografia
Lippi G. (a cura di)
Non solo pietà Opere d’arte dagli ospedali della provincia di Ravenna
Ravenna
Longo
1997
n. 14
Bibliografia
Colombi Ferretti A./ Lippi G. (a cura di)
Settecento riformatore a Faenza : antefatti del neoclassicismo e il patrimonio d’arte dell’ospedale
Faenza
1999
n. 53
Bibliografia
Campanini G./ Guarino M./ Lippi G. (a cura di)
Le Arti della salute, il patrimonio culturale e scientifico della sanità pubblica in Emilia-Romagna
Milano/ Genève
Skira
2005
III. 21, p. 307