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ritratto del Vescovo Antonio Cantoni

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Ospedale per gli Infermi
Corso Mazzini, 153 – Faenza (RA)

Valletta Nicola

notizie 1726-1746

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
95(a) 75(la)
altezza con cornice 147//larghezza con cornice 95
sec. XVIII (1767 – 1780)

n. FA224 (inv. AUSL)

Raffigurato a mezzo busto, di tre quarti ma con il volto perfettamente frontale, il personaggio si staglia sullo sfondo di un pesante tendaggio marrone. I colori dell'abbigliamento dialogano con gli oggetti sul tavolo e la sontuosa tovaglia rossa, facendo emergere la figura per spicco cromatico sullo sfondo scuro. Il volto, in piena luce, è ben delineato, l'espressione assorta, lo sguardo acuto e vivace in muto dialogo con l'osservatore.

Antonio Cantoni fu vescovo di Faenza dal 1742 al 1767, anno in cui fu promosso alla carica di arcivescovo di Ravenna. Egli svolse con grande zelo e spirito di iniziativa la propria missione, promuovendo vaste attività in campo sociale, artistico ed edilizio. L'ospedale per gli Infermi di Faenza, cui l'opera appartiene, nacque per sua iniziativa dall'unione dei due precedenti istituti di Sant'Antonio abate e San Nevolone, che confluirono nel nuovo e moderno istituto inaugurato nel 1763. Il ritratto si data al periodo ravennate del prelato, come testimonia la missiva che egli regge fra le mani indirizzata a "Monsig. Antonio Cantoni Arcivescovo di Ravenna". Il dipinto presenta tutti i caratteri del ritratto ufficiale settecentesco e, nell'attenzione per la veste e la resa dei dettagli, prova la sua buona fattura e la particolare sensibilità dell'autore per la resa dei panneggi e dei giochi di contrasto. Antonio Corbara ha avanzato il nome di Nicola Valletta come possibile autore del dipinto. Di origine greca, l'artista giunse a Faenza a seguito di monsignor Iorothaeus Stay, arcivescovo di Edessa, trasferitosi in città dal 1726 e in buoni rapporti con il vescovo Cantoni. Sul territorio locale l'artista risulta attivo a più riprese, ma di sua mano si conserva oggi solo la pala con la Madonna Assunta con i santi Macario e Luigi nella Pieve di Santa Maria degli Angeli di Sarna, datata al 1746 ca. L'inventario compilato dall'arciprete Tommaso Violani definisce l'opera come eseguita a Venezia "sotto la direzione del famoso Amigoni", indicando quindi un probabile trasferimento del pittore nella laguna veneta dopo la morte dello Stay, che lo lasciò erede dei suoi averi nel 1744. L'attribuzione di questo ritratto si basa così sulle analogie riscontrate fra "la tonalità dei colori cangianti e luminosi", "la raffinata esecuzione di dettagli preziosi" e "la cultura veneta" che emergerebbero dai due dipinti, nonchè sulla base della stima e dell'amicizia che lo avrebbero legato al Cantoni. Come ha però giustamente osservato Francesca Lui, si tratta di rapporti di committenza "presunti ma non documentati" e di "labili margini pittorici di confronto". Effettivamente è poco probabile che, più di vent'anni dopo il trasferimento dell'artista nel territorio veneto, ci si sia rivolti a lui per questo ritratto ufficiale e celebrativo della nuova carica arcivescovile del Cantoni. Se dal punto di vista compositivo si possono notare generiche analogie con opere dell'Amigoni quali il Ritratto di Gentiluomo (Carpi, Fondazione Umberto Severi) o il Ritratto di Ferdinando VI, il contorno della figura del Cantoni è piuttosto netto, e la pennellata non restituisce quegli effetti di epidermide della materia e di cangiantismo del tessuto serico che sono propri dell'Amigoni, così come non si riscontra qui la "maniera senza contorni" e la "libertà guardesca" nella stesura del colore che Corbara aveva segnalato come tratti peculiari di questo "creato" del più celebre artista veneto (da Marcella Culatti in Le arti della Salute, I.11, p. 115)

Bibliografia Lippi G. (a cura di)
Non solo pietà Opere d’arte dagli ospedali della provincia di Ravenna
Ravenna
Longo
1997
n. 81

Bibliografia Colombi Ferretti A./ Lippi G. (a cura di)
Settecento riformatore a Faenza : antefatti del neoclassicismo e il patrimonio d’arte dell’ospedale
Faenza
1999
n. 5

Bibliografia Campanini G./ Guarino M./ Lippi G. (a cura di)
Le Arti della salute, il patrimonio culturale e scientifico della sanità pubblica in Emilia-Romagna
Milano/ Genève
Skira
2005
I.11, p. 115

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