
Il Mappamondo in due emisferi di Frederick de Wit è decorato da una ricchissima cornice che assomma, alternati, elementi figurativi, naturalistici e altri di contenuto prettamente astronomico. In alto al centro, inserito in una cornice frangiata, il titolo della carta: NOVA TOTIUS ORBIS TABULA. Ai quattro angoli scene di vita e paesaggi animati da personaggi riccamente vestiti secondo i costumi delle parti del mondo che rappresentano; a destra e a sinistra, ai lati del titolo, rispettivamente il continente asiatico e quello europeo, in cui è ipotizzabile riconoscere nella figura maschile principale il Re di Francia Luigi XIV. Nell'angolo inferiore destro il continente africano, in quello opposto l'americano. Nella parte superiore della carta, direttamente sotto il titolo, delimitata da nubi che vanno via via disperdendosi verso le vignette angolari, la rappresentazione del sistema copernicano: il sole al centro e i pianeti allora conosciuti che tuotano attorno ad esso. Al centro, inserito in un cerchio, il sole (SOL) è simboleggiato da un giovane seminudo con chioma dorata e con un dardo fiammeggiante nella mano destra. Attorno cerchi di ampiezza progressivamente crescente individuano le orbite dei pianeti: in sequenza, a partire da Mercurio (Orbis Mercurii), troviamo Venere (Orbis Veneris), la Terra (Orbis Telluris) e la Luna (Orbs Lanae), Marte (Orbis Martis), Giove (Orbis Iovis) ed infine Saturno ( Orbis Saturni). Tutti, con l'unica eccezione della Terra, sono personificati attraverso la rappresentazione mitologica dei "Carri dei Pianeti", seguendo una tradizione iconografica molto diffusa nel '600. Al centro, sotto la zona di tangenza tra i due emisferi, fiancheggiato da due figure allegoriche (rappresentanti probabilmente Ercole e Minerva) con stemma sovrastante, emerge il busto dell'Imperatore Giuseppe I, al quale è dedicata la tavola. Nello spazio sottostante, delimitato a destra e a sinistra da un'opera nastriforme decorata con essenze vegetali e sorretta da vigorosi putti allineati a tre per lato, trovano posto due coppie di cerchi di diametro decrescente. Al centro i due maggiori, ciascuno di mm. 215 di diametro, contengono la rappresentazione degli emisferi celesti boreale e australe con le costellazioni disegnate figurativamente e identificate con nomi in lingua latina; ai lati, poggiati su un basamento "a grottesca", i cerchi più piccoli che racchiudono rispettivamente la descrizione delle orbite dei pianeti attorno al sole (sistema copernicano) e attorno alla terra (sistema tolemaico). Sul margine inferiore della cornice, immediatamente al di sotto degli emisferi celesti, un inserto riporta le note di edizione della carta. Infine decorazioni composte da armi, trofei e bandiere sono disposte nei quattro spazi lasciati liberi tra la raffigurazione degli emisferi geografici ed il bordo decorato a motivi floreali, che racchiude l'intera cornice.
Le stanze dedicate alla Geografia e alla Nautica del Museo di Palazzo Poggi
comprendono 22 carte murali da parete, circoscrivibili ai secoli d'oro della
cartografia europea, in particolar modo olandese, il XVII ed il XVIII. Tra questi beni
si conserva anche il Mappamondo a due emisferi di Frederick de Wit, stampato ad Amsterdam
tra il 1705 ed il 1706 circa e composto da dodici tavole unite e incollate su
tela.
L'allestimento odierno ripropone la collezione della Camera della Geografia e della
Nautica dell'antico Istituto delle Scienze, stanza creata nel 1724 grazie ad una
donazione del marchese Marcantonio Collina Sbaraglia (1681/1744), nella quale
confluirono carte geografiche, strumenti nautici e modelli in scala ridotta di vascelli
e navigli (oggetti, in alcuni casi, già conservati presso l'istituto all'atto della
fondazione nel 1711).
Con l'avvento della Riforma napoleonica, nel 1802 i materiali vennero trasferiti
all'Osservatorio astronomico della Specola, facente parte dello stesso complesso
architettonico dove aveva sede l'istituto, Palazzo Poggi.
In seguito, nel 1896, l'intera raccolta dedicata alla Geografia e alla Nautica, venne
spostata ai Musei Civici di Bologna, dove rimase nascosta nei depositi, sino alla
sistemazione nel 1937, presso il Rettorato dell'Università.
Dal 2000, anno di apertura del museo, le carte sono ritornate alla loro sede
originaria, a Palazzo Poggi.
Il bene è registrato negli inventari d'istituto del 1744, del 1776, inoltre in quello del 1843 appartenente al Gabinetto astronomico dell'Università pontificia, redatto da Gaetano Ceschi.
Gli olandesi furono i primi, nel corso del XVII secolo, ad intraprendere la
consuetudine di appendere carte di grandi dimensioni alle pareti, costume che in
seguito trovò diffusione nell'intera Europa. Stampate in più fogli e colorate a mano,
le carte venivano montate su tela, dotate dei supporti per il sostegno a muro ed
esposte nelle case.
Grande fortuna ebbero le rappresentazioni del globo terrestre diviso in due emisferi a partire dal Cinquecento: questa nuova tecnica evidenziava la definitiva scomparsa della concezione millenaria di un’unica ecumene e consacrava la nozione ormai accettata, dell’esistenza di due masse di terra abitate. I mappamondi di Plancius, di Hondius e soprattutto di Blaeu, sono da ricordare tra i più significativi e copiati esempi di arte cartografica. Il prototipo da cui deriva il mappamondo in esame è il medesimo a cui si rifecero per molti anni i maggiori cartografi europei, ovvero la grande carta del mondo edita in 21 fogli da Joan Blaeu nel 1648, rivista successivamente nel 1659 (nel testo di Kees Zandvliet, "Mapping for Money", è pubblicata la riproduzione del mappamondo dei Blaeu, dimensioni mm 2050×2990).
Nel 1660 Frederick de Wit pubblicò una prima edizione del mappamondo in due emisferi ispirato a quello di Blaeu; in seguito, nel 1663, i fogli che costituivano la carta di de Wit vennero utilizzati nel grande atlante donato all'elettore di Brandeburgo dal principe Maurice de Nassau.
Successivamente, tra il 1705 ed il 1706, una nuova edizione della medesima carta venne presentata all'imperatore Giuseppe I d'Asburgo, salito al potere nello stesso 1705.
Il mappamondo in esame, con la dedicazione al sovrano, è da ricondursi certamente a quell'occasione.
Se la rappresentazione geografica deriva dalla carta del mondo dei Blaeu, la cornice che la circonda è da considerarsi prodotto autonomo dei de Wit: ricchissima nelle decorazioni, risulta un sapiente assemblaggio di scene allegoriche e mitologiche con elementi astronomici.
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