
La didascalia in esame corre su tre lati della carta dell’Europa di W.J. Blaeu. E’ delimitata da una semplice cornice ad elementi vegetali stilizzati e la compongono dieci tavole incise, unite tra loro (tre lateralmente e quattro alla base). Il testo è scritto in francese con la rispettiva traduzione in latino: la parte in francese si svolge lungo il lato sinistro e termina alla metà della base; il testo prosegue poi nell'altra lingua sino a tutta la colonna destra. I titoli dei due testi sono riportati in grassetto e a lettere capitali, ma hanno diverse dimensioni: quello latino è più grande ed elaborato, inoltre la lettera iniziale del testo è racchiusa da uno scudo sormontato da una corona (stemma non indentificato). Il titolo francese è più piccolo e l’incipit del testo è evidenziato da una semplice lettera scritta in neretto. Le due parti hanno comunque identici caratteri tipografici: i nomi dei singoli paesi sono scritti a lettere capitali e quelli di ogni regione, fiume o città in corsivo. Il testo inizia con le presunte origini del nome del continente europeo, derivato dal mito classico di Europa, figlia di Agenose re dei Fenici. Si pone quindi l’accento sulla superiorità morale e materiale degli Europei sui popoli dei restanti continenti, così come i Greci ed i Romani riuscirono ad impadronirsi della maggior parte del mondo allora conosciuto. Viene elogiata la fertilità del suolo e la varietà degli animali. Si passa quindi ad un analisi sistematica delle parti di cui si compone l’Europa: Spagna (Espana), Francia (Gule), Italia (Italie), Germania (Alemanie), Paesi Bassi (Pays Bas), Danimarca (Danimarc), Norvegia (Halsace), Svezia (Suede), Pomerania (Pomeranie), Polonia (Pologne), Ungheria (Hongrie), Russia (Moscovic), Penisola Balcanica (Illiricum ou Sclavonie), Grecia (Grece), Inghilterra (Angleterre), Irlanda (Irlande), Islanda (Islande), Maiorca e Minorca (Maiorque et Minorque) e le restanti Isole Baleari (Formentera, Ivica). L’ultima parte del testo francese è mancante, ma integrato con quello latino, si può supporre continuasse citando le altre isole del bacino occidentale del Mediterraneo: Corsica, Sardegna, Sicilia, Malta. Di ciascun paese, a seconda dell’importanza e dell’estensione vengono date sommarie notizie storiche e riportati miti sull’origine del loro nome, se ne indicano i confini, si elencano le principali regioni e provincie in cui è suddiviso, si citano le principali città, vescovadi, arcivescovadi ed Università, si danno informazioni sul territorio, su flora e fauna, sul clima, sui prodotti del suolo e del sottosuolo, su usi e costumi, talvolta sulla religione professata come nel caso della Moscovia per la quale si rimanda alla didascalia dell’Asia (description d’Asie). A conclusione dei due testi, in basso a destra, è riportato l’indirizzo dell’editore e la datazione che purtroppo è lacunosa.
La presenza della didascalia è giustificata dalla volontà dell’editore di ampliare le informazioni già contenute nella carta. Questa legenda esplicativa è, tuttavia, autonoma e non vi è un chiaro ed esplicativo riferimento alla rappresentazione geografica o alla cornice con i riquadri dei popoli e le vedute delle città europee. Ciò fa supporre un’elaborazione separata della carta. A volte vi è corrispondenza fra le regioni elencate e quelle pesenti sulla carta, soppratutto per i paesi occidentali, anche se un controllo capillare è reso difficile dalle numerose lacune presenti nella didascalia e nell’interno.
Le stanze dedicate alla Geografia e alla Nautica del Museo di Palazzo Poggi
comprendono 22 carte murali da parete, circoscrivibili ai secoli d'oro della
cartografia europea, in particolar modo olandese, il XVII ed il XVIII. Tra questi beni
si conserva anche la Carta dell'Europa di Willem Janszoon Blaeu, stampata a Parigi
nel 1678 da Alexis-Hubert Jaillot e composta da venti tavole unite e incollate su
tela.
L'allestimento odierno ripropone la collezione della Camera della Geografia e della
Nautica dell'antico Istituto delle Scienze, stanza creata nel 1724 grazie ad una
donazione del marchese Marcantonio Collina Sbaraglia (1681/1744), nella quale
confluirono carte geografiche, strumenti nautici e modelli in scala ridotta di vascelli
e navigli (oggetti, in alcuni casi, già conservati presso l'istituto all'atto della
fondazione nel 1711).
Con l'avvento della Riforma napoleonica, nel 1802 i materiali vennero trasferiti
all'Osservatorio astronomico della Specola, facente parte dello stesso complesso
architettonico dove aveva sede l'istituto, Palazzo Poggi.
In seguito, nel 1896, l'intera raccolta dedicata alla Geografia e alla Nautica, venne
spostata ai Musei Civici di Bologna, dove rimase nascosta nei depositi, sino alla
sistemazione nel 1937, presso il Rettorato dell'Università.
Dal 2000, anno di apertura del museo, le carte sono ritornate alla loro sede
originaria, a Palazzo Poggi.
Il bene è registrato negli inventari d'istituto del 1744 e del 1776, inoltre si trova citato successivamente anche in quello del 1843 del Gabinetto astronomico.
L’autore della carta, Willem Janszoon Blaeu, fu il capostipite di una delle più
popolari famiglie di cartografi e stampatori olandesi del XVII secolo. Fu
appassionato di studi matematici ed astronomici e soggiornò per circa due anni
presso il famoso astronomo danese Tycho Brahe, nel suo osservatorio di
Uranienburg. Tale esperienza segnò una tappa importante nella carriera del Blaeu che in seguito, tornato ad Amsterdam nel 1597, si segnalò dapprima come costruttore di globi, poi, come autore ed editore di carte geografiche e atlanti. L’azienda fu tenuta in grande
considerazione dai contemporanei, tanto che nel 1633, pochi anni prima della sua
morte, Blaeu fu nominato cartografo della Repubblica, incarico successivamente
passato a suo figlio e a suo nipote. Inoltre, nel 1666, gli Stati Generali olandesi
deliberarono che le compagnie commerciali impegnate nei traffici con le Indie
Orientali, potessero usare solo le carte nautiche redatte dai Blaeu, i quali, pochi
anni dopo, ebbero l’incarico di supervisionare i giornali di bordo di tutte le navi.
L’azienda, nonostante il grande incendio che distrusse la fabbrica nel 1672,
continuò la propria attività fino al 1692. Bleau fu famoso non solo per l’attendibilità
scientifica delle sue carte, ma anche per la raffinatezza delle decorazioni:
l'olandese si servì, di fatto, degli incisori contemporanei più abili.
La carta murale in esame fa parte di una serie di quattro incisioni (Asia-Africa-Europa-
America, unitariamente conservate al Museo di Palazzo Poggi), edite in francese da Jaillot, che probabilmente possedeva alcuni rami dei Blaeu; era consuetudine, infatti, acquistare le matrici dei grandi incisori, per ristamparle aggiungendo eventuali varianti e relative indicazioni di responsabilità: il rame da cui venne tratta l'incisione in esame fu certamente rimaneggiato rispetto all'edizione originaria.
L'indicazione autoriale di Willem Blaeu è accompagnata, sulla carta, dalla data 1669, riferibile alla prima pubblicazione dell'opera. Già morto dal 1638, il suo nome era rimasto legato alla produzione più tarda dell’azienda, naturalmente per motivi di prestigio.
L’ampia didascalia che corre su tre lati della carta, redatta in latino e in francese, dovrebbe essere opera successiva dello stesso Jaillot, poiché esula dal modello cartografico generalemente usato dai Blaeu per le carte murali o per le immagini degli atlanti.
La data 1678 a chiusura dell'iscrizione nel grande cartiglio di sinistra, preceduta dal nome dello stampatore francese e dall'indicazione dell'indirizzo dell'atelier, permette la datazione precisa dell’edizione.
L’ipotesi di una elaborazione separata della didascalia dalla carta geografica è suffragata da diversi elementi. Innanzitutto dalla mancanza di un testo scritto, simile a quello in esame, come accompagnamento delle carte dell’Africa di Blaeu, per esempio nelle diverse edizioni dei suoi famosi atlanti. Di non minore importanza è che la redazione in francese, con traduzione in latino, presenta al termine del testo la dichiarazione dell’editore e del luogo di edizione francesi, cui è già dedicato appositamente un cartiglio, posto nell’angolo sinistro in alto della carta geografica. La didascalia si può, dunque, riferire ad una elaborazione con modifiche della carta africana di Blaeu, in occasione dell’edizione parigina di Jaillot.
Bibliografia
Braun G./ Hogenberg F.
Civitates orbis terrarum
1572
pp. 35-39
Bibliografia
Frabetti P.
La collezione delle antiche carte geografiche
Bologna
Compositori
1959
00040008
Bibliografia
De Dainville F.
Le langage des geographes. Termes, signes, couleurs des cartes anciennes: 1500-1800
Paris
1964
Bibliografia
Tooley R.V.
Landmarks of mapmaking : an illustrated survey of maps and mapmakers
Amsterdam
1968
Bibliografia
Koeman C.
Atlantes Neerlandici
Amsterdam
1967-1971
Bibliografia
Lister R.
Old maps and globes : with a list of cartographers, engravers, publishers and printers concerned with printed maps and globes from c 1500 to c 1979
London
1979
Bibliografia
Tooley R.V.
Maps and map-makers
1982
Bibliografia
Alpers S.
Arte del descrivere: scienza e pittura nel Seicento olandese
Torino
Boringhieri
1984
Bibliografia
Luoghi Conoscere
I Luoghi del Conoscere. I laboratori storici e i musei dell’Università di Bologna
Bologna
Amilcare Pizzi
1988
Bibliografia
Tega W. (a cura di)
Il viaggio. Mito e scienza
Bologna
Bononia University Press
2007