
Carta nautica delle coste del Mediterraneo orientale (composta da due fogli), orientata con il nord in alto (segnalato dall’indicatore principale delle cinque maggiori rose dei venti). Le decorazioni sono molto essenziali: solamente il cartiglio e le scale grafiche, nell’angolo in alto a destra, sono incorniciati da un semplice elemento decorativo a racemi. Il cartiglio, di forma rettangolare, è suddiviso in quattro parti da due linee perpendicolari, funzionali alla presentazione del titolo in quattro lingue (olandese, francese, inglese, italiano). I margini destro e sinistro mostrano linee graduate e sulla superficie della carta sono regolarmente disposte, in forma circolare, quindici rose di trentadue venti. Diretti verso le coste africane, figurano ad occidente, un veliero a tre alberi con le vele spiegate e, ad oriente, una galera che procede a remi verso ovest. In basso, all’interno della costa, sono raffigurati: una scena di mercato e lo scarico delle merci da una nave, insieme con l’iscrizione degli editori-stampatori.
La carta, funzionale alla navigazione, presenta una simbologia molto ricca per quanto riguarda le coste e i fondali. La segnalazione dei pericoli per la navigazione sotto costa è molto dettagliata: zone punteggiate indicano i bassi fondali. Le crocette, le rocce sott’acqua. I triangolini, gli scogli emergenti. Le ancore, i porti e i punti di approdo. Le crocette circondate da puntini, gli scogli sommersi ma visibili. I numeri, le quote batimetriche. Le sedi sono indicate con segni diversificati in base alla loro consistenza e tipologia. Il simbolo più frequente è una o più torri il cui numero aumenta, tenendo conto della grandezza e importanza della città. Messina e Tripoli sono localizzate da una serie di torri adiacenti, inoltre il tratto di costa ad est di Tripoli è punteggiato da una fila di alberi. Costantinopoli, oltre alla simbologia convenzionale, è contrassegnata da una linea fortificata. La carta presenta una distribuzione gerarchica delle scritte.
Principali componenti: margini graduati, scale metriche, rose dei venti.
I margini destro e sinistro presentano due linee graduate, in cui ogni trattino corrisponde a 5’ di latitudine: le cifre grandi indicano i singoli gradi, le cifre piccole i minuti primi di dieci in dieci. La carta si estende in latitudine da 30° 20’ a 41° 20’ N. La distanza in linea retta da Salerno a Barletta è di mm. 90. Sotto il titolo, un cartiglio rettangolare con decorazioni a racemi, racchiude quattro scale grafiche lineari: queste sono presentate rispettivamente in miglia olandesi, leghe francesi e inglesi, leghe spagnole, miglia italiane e francesi. La prima reca in basso la scritta “Duytsche mylen 15 in een graad”, il tratto corrispondente ad 1 miglio misura mm. 3,5, tutta la linea rappresentante 90 miglia misura mm. 323. La seconda riporta in basso la scritta “Lieues de France 20 par Degrez-English leaguas 20 for Degree”, il tratto corrispondente ad una lega misura mm. 2,6, tutta la linea contenente 120 leghe misura mm. 323.
Le stanze dedicate alla Geografia e alla Nautica del Museo di Palazzo Poggi comprendono 22 carte murali da parete, circoscrivibili ai secoli d'oro della cartografia europea, in particolar modo olandese, il XVII ed il XVIII. Tra questi beni si conserva anche la carta nautica dell'Mediterraneo orientale edita da Gerard van Keulen ad Amsterdam, tra il 1720 circa ed il 1726, anno della sua scomparsa.
L'allestimento odierno ripropone la collezione della Camera della Geografia e della Nautica dell'antico Istituto delle Scienze, stanza creata nel 1724 grazie ad una donazione del marchese Marcantonio Collina Sbaraglia (1681/1744), nella quale confluirono carte geografiche, strumenti nautici e modelli in scala ridotta di vascelli e navigli (oggetti, in alcuni casi, già conservati presso l'istituto all'atto della fondazione nel 1711).
Con l'avvento della Riforma napoleonica, nel 1802 i materiali vennero trasferiti all'Osservatorio astronomico della Specola, facente parte dello stesso complesso architettonico dove aveva sede l'istituto, Palazzo Poggi.
In seguito, nel 1896, l'intera raccolta dedicata alla Geografia e alla Nautica, venne spostata ai Musei Civici di Bologna, dove rimase nascosta nei depositi, sino alla sistemazione nel 1937, presso il Rettorato dell'Università.
Dal 2000, anno di apertura del museo, le carte sono ritornate alla loro sede originaria, a Palazzo Poggi.
La carta nautica pervenne all’Istituto delle Scienze nel 1724, in concomitanza con la fondazione della Camera di Geografia e Nautica, tra i donativi dello Sbaraglia. Presente negli inventari del 1744 e del 1776, è registrata, assieme ad altre otto carte, nell'inventario del 1843 relativo al Gabinetto Astronomico (è una delle “diverse carte marittime e delle navigazioni dei diversi mari, opera di Gerard Keulen”).
La carta fa parte della Nieuwe Groote Lightende Zee-Fakkel ("Grande nuovo Atlante del Mare"), un atlante nautico in cinque volumi pubblicato per la prima volta nel 1681 ad Amsterdam da Johannes van Keulen (1654/ 1715). Successivamente fu più volte revisionato e ripubblicato nei primi decenni del ‘700 dal figlio Gerard il quale, oltre che editore (subentrò al padre nel 1695), fu un valente matematico e cartografo della Compagnia delle Indie Orientali dal 1714. Per redigere i primi cinque volumi dello Zee-Fakkel, Johannes van Keulen si avvalse dell’aiuto di Claas Jansz Vooght, geometra, agrimensore, matematico, esperto di navigazione, oltre che coautore delle carte e del testo.
Il grande formato della carta (600×1000 mm), largamente eccedente rispetto alle misure di un normale atlante nautico (444×650), fa supporre che possa essere parte della produzione più tarda di Gerard van Keulen, comprendente circa 40 tavole di grandi dimensioni ricavate dallo Zee-Fakkel, ma pubblicate separatamente a partire dal 1720.
La creazione della carta nautica è collocabile tra l'inizio della produzione di tali ampi formati e la morte dello stampatore olandese, avvenuta nel 1726.
Nella zona inferiore centrale della carta sono riportate le diverse indicazioni di responsabilità: il nome di Johannes (padre) è preceduto dalla preposizione "da" (by), da interpretare come ripresa del modello di rappresentazione geografica impostata dal capostipite dell'impresa famigliare. A chiusura dell'iscrizione appare, invece, il nome del figlio: "preparato da" Gerard, evidentemente colui che stampò e pubblicò le edizioni cartografiche di grande formato, derivandole dagli esempi paterni.
Il primo atlante a stampa del Mediterraneo in ambito olandese fu pubblicato ad Amsterdam nel 1595 da Cornelis Claesz (scritto da Willem Barentsz), NIEUWE BESCHRYVINGHE ENDE CAERT BOEK VAN DE MIDLANTSCHE, con incisioni di Pieter Van Den Keer e Jodocus Hondius. Questa edizione divenne lo standard di riferimento per tutte le successive carte nautiche del Mediterraneo, pubblicate ad Amsterdam. Solo nel 1619 W.J. Blaeu pubblicò una carta nautica del Mediterraneo più dettagliata e accurata, nella terza parte del LICHT DERZEE VAERT, posizione che divenne tradizionale all’interno della struttura degli atlanti. La prima carta del Mediterraneo pubblicata da Joannes Van Keulen fa parte di DE GROOTE NIEUWE WERMEERDENDE ZEE-ATLAS OFTE WATER-WERELT del 1680, dove appare già divisa in due parti.
Bibliografia
Frabetti P.
La collezione delle antiche carte geografiche
Bologna
Compositori
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Bibliografia
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Bibliografia
Materiali Istituto Scienze
I materiali dell’Istituto delle Scienze
Bologna
CLUEB
1979
Bibliografia
Luoghi Conoscere
I Luoghi del Conoscere. I laboratori storici e i musei dell’Università di Bologna
Bologna
Amilcare Pizzi
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Bibliografia
Tega W. (a cura di)
Il viaggio. Mito e scienza
Bologna
Bononia University Press
2007