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Resurrezione di Cristo

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Piazza Arcivescovado, 1 Ravenna (RA)
croce processionale
argento laminare/ sbalzo
legno
manifattura bizantina
sec. VI d.C. (557 – 570)
cm 128 (a) 122 (la) diametro clipeo maggiore 20/ diametro clipei minori 10/ spessore della lamina d’argento 0.1

La croce è formata su ogni lato da un grande medaglione centrale, circondato da una cornice fitomorfa e da cinque clipei minori su ciascuno dei bracci. Le estremità patenti sono ornate da foglie d'acanto mentre lo spessore della croce è ornato da altri elementi vegetali. I 40 clipei sono raccordati tra loro per mezzo di un bordo continuo a spina di pesce e all'interno si stagliano i busti nimbati di sante e santi. Nei medaglioni centrali sono raffigurati da una parte Cristo risorto dal sepolcro ai cui lati stanno due soldati addormentati e dall'altra la Vergine orante inquadrata tra due alberelli. La presenza della Resurrezione si spiega in rapporto con la dedica della chiesa proprio alla Resurrezione; mentre l'immagine della Madonna in preghiera parrebbe essersi ispirata al mosaico absidale della chiesa realizzato nel 1112.

Fino all'anno 1940 la croce era conservata in duomo, a fianco dell'altare maggiore. Essa aveva subito, nel corso dei secoli, numerosi danneggiamenti che avevano provocato ammaccature e lacerazioni della lamina d'argento, soprattutto a causa di una cerimonia simbolica, assai singolare, incominciata al tempo dell'arcivescovo Teodoro (677-688) e soppressa dall'arcivescovo Buoncompagni solo verso la fine del XVI secolo, che consisteva nello sbattere tale croce contro un'altra croce, con allusione all'assoggettamento della chiesa di Ravenna a quella di Roma. Questo fatto aveva provocato danni tali da dovere comportare la sostituzione di alcune parti, specialmente di quelle inferiori che più avevano sofferto di questa azione di "sbattacchiamento". Infatti dai restauri condotti dall'Istituto Centrale del Restauro di Roma nel 1958-59, e come riferisce il Mazzotti, risultò che doveva ritenersi originale del VI secolo la lamina argentata dei bracci orizzontali, sia sul lato anteriore sia su quello posteriore, i 4 clipei minori e le estremità del braccio superiore nel lato con al centro Cristo risorto; sull'altra parte (della Vergine orante) sono originali i 3 medaglioni più in alto nel braccio superiore. Circa 4 secoli prima, nel 1559, erano stati restaurati i clipei del braccio inferiore su entrambi i lati e l'immagine della resurrezione di Cristo, chiaramente rinascimentale, mentre la raffigurazione della Madonna in preghiera risalirebbe ad un restauro ritenuto anteriore a quello della metà del XVI secolo secondo la tradizione accolta e tramandata dagli eruditi locali (G. Fabri, Tarlazzi, Testi, Rasponi). Questa croce sarebbe da identificarsi con la "crux argentea" donata dall'arcivescovo Agnello (557-570) alla cattedrale e di cui ci riferisce notizia il protostorico Andrea Agnello nel suo "Liber Pontificalis ecclesiae ravennati" (XI secolo). In tempi moderni questa attribuzione era stata messa in dubbio ed erano state avanzate diverse interpretazioni cronologiche, posticipando la datazione all'XI-XII secolo (A. Venturi, L. Testi, Toesca, Ricci). Effettivamente la croce mostra delle diversità stilistiche ed è stata riparata più volte come attestano anche la persenza di due stemmi e di una iscrizione, stemmi che si riferiscono al cardinale Ranuccio Farnese che la fece restaurare nel 1559 e a monsignor Guiccioli che ne ordinò la riparazione nel 1752. Il Mazzotti riportò la datazione del manufatto al VI secolo, salvo per quelle parti che subirono successivi rimaneggiamenti.

Bibliografia Splendori di Bisanzio
Milano
Fabbri editori
1990
p. 184

Bibliografia Mazzotti M.
La croce argentea del Vescovo Agnello del Museo Arcivescovile di Ravenna
Faenza
Lega
1960
pp. 261-270

Bibliografia Testi Rasponi A. (a cura di)
Codex pontificalis ecclesiae Ravennatis. 1, Agnelli Liber pontificalis
Bologna
Zanichelli
1924
p. 22

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