
Comacchio
Spina rappresenta la più significativa testimonianza della storia umana legata all’area deltizia e, allo stesso tempo, uno dei capisaldi dell’archeologia regionale. Di fondazione etrusca, fu edificata a partire dal VI sec. a.C. come porto commerciale per i traffici con la Grecia e gli altri paesi mediterranei, diventando anche uno snodo viario privilegiato per lo smistamento delle merci su via fluviale in direzione del Nord-Europa.
Sorta sulla sponda destra del ramo del Po – detto Spinete o Eridano, poi noto come Padus Vetus – la città ebbe un carattere lagunare, in quanto distante circa tre chilometri dalla foce, con il vantaggio di un maggior riparo rispetto ad un affaccio marittimo diretto.
Punto privilegiato dell’espansione etrusca verso il Nord, a Spina convergono anche gli interessi dell’espansionismo commerciale ateniese. Grazie al suo carattere emporico la città accoglie una colonia di commercianti greci: le fonti antiche riflettono chiaramente questa duplice peculiarità dell’insediamento tant’è che talora ci si riferisce ad esso come ad una città greca in territorio etrusco.
L’importanza e la floridezza dello scalo portuale sono testimoniati dal fatto che, sull’esempio di altri potenti centri del Mediterraneo, gli spineti avevano eretto un tempietto-tesoro presso il santuario di Apollo delfico, la cui ricchezza era probabilmente frutto dei dazi sui commerci.
Secondo Dionigi di Alicarnasso la fine della città sarebbe da mettere in connessione con un prolungato assedio di barbari, da identificarsi con i galli, stanziatisi già verso la metà del IV sec. a.C. sulla fascia costiera. Spina sopravvisse e, pur privata dei contatti con il suo entroterra, continuò la sua esistenza forse grazie anche a pratiche di pirateria da parte dei suoi abitanti.
Soltanto il progressivo mutamento e insabbiamento di parte del Delta la porteranno alla definitiva decadenza; dopo un rapido declino, in età augustea Spina è ridotta a poco più di un villaggio. Plinio ne parla come di una città ormai scomparsa ed essa non verrà più menzionata negli itinerari di epoca imperiale che interessano il litorale.
L’abitato, parzialmente distrutto da due canali di bonifica, si è sviluppato sulla sponda del Po lungo un dosso proteso da nord a sud. Impostato su uno schema urbanistico di concezione ortogonale, poggiava su terreni bonificati ed appositamente rinforzati e si caratterizzava per il largo impiego negli alzati di materiali leggeri e fragili, di facile reperimento in ambiente deltizio e di rapida sostituzione in caso di inondazioni. L’estensione globale della città assommava a circa sei ettari e l’abitato, che era solcato da strade e canali, si estendeva anche sui dossi limitrofi assumendo un aspetto simile ad altri centri lagunari affacciati sull’Adriatico.
La zona funeraria era dislocata a non molta distanza nell’area delle Valli Trebba e Pega. Qui lavori di bonifica idraulica per la messa a coltura dei terreni hanno rivelato l’esistenza di un’unica vastissima necropoli che occupava alcune dune litoranee anticamente emergenti dalle acque lagunari. Le oltre 4.000 tombe scavate a varie riprese nelle due valli, per i loro corredi spesso di straordinaria ricchezza e complessità, rivelano il lungo fiorire della civiltà urbana spinete e la floridezza dello scalo marittimo.
La necropoli di Valle Trebba fu la prima ad essere scavata, negli anni 1922 – 1935, mentre l’esplorazione di Valle Pega, iniziata nel 1954, ebbe termine nel 1965.; si tratta per lo più di tombe monosome ad inumazione o a cremazione in fossa senza alcun apparato monumentale, ma sempre accompagnate da una serie di suppelletitili funerarie che sono in diretta relazione con il defunto e i diversi aspetti del rito di sepoltura.
Accanto ad elementi riferibili all’abbigliamento, all’ornamento e alla cura della persona, trovano posto utensili e recipienti che alludono alla cerimonia del banchetto funebre, all’apparecchio della tavola, alla consumazione del cibo, all’assunzione del vino. Vi sono poi numerosi manufatti collegabili con l’ambiente domestico come mobili e complementi di arredo. Non mancano oggetti relativi alle attività quotidiane dei defunti, oppure balocchi ed altre cose legate all’infanzia nel caso di tombe di fanciulli.
Le diverse tipologie e provenienze dei materiali presenti nelle necropoli esemplificano nitidamente la grande vitalità di Spina nell’aprirsi verso le acquisizioni esterne e danno l’idea dell’intenso flusso di scambi che questo scalo alle foci del Po – vero e proprio centro di smistamento e ridistribuzione di merci di lusso – ha attivato con i propri partners commerciali, fra i quali primeggiava Atene con i magnifici prodotti del quartiere Ceramico che costituiscono una delle più belle ed importanti collezioni di vasi figurati fuori da Atene stessa.
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