
Comacchio
E’ probabile che già intorno al II sec. a.C. quest’area sia divenuta oggetto di una massiccia immigrazione in seguito al progressivo avvicinamento dei Romani al Delta padano iniziato con la costruzione della via Popilia (132 a.C.) che nel mettere in comunicazione Ravenna con Altino prevedeva appunto un transito deltizio. Ciononostante, l'abitato insulare di Comacchio, il Castrum Comiaclum, al quale il Capitolare di Liutprando riconosce nel 715 il monopolio del commercio del sale nella Pianura padana, sorge solo intorno al VI-VII sec. d.C. occupando le dune di una linea di costa consolidatasi in età romana e divenuta sede di insediamento in età tardoantica.
Il progressivo avanzamento della linea costiera verso est, dovuto agli apporti alluvionali del Po e l’evoluzione morfologica ed idrografica del paesaggio, si riflettono infatti marcatamente sulle dinamiche del popolamento e sull’assetto insediativo, determinando nel tempo un macroscopico fenomeno di spostamento degli abitati. Decaduto il grande centro commerciale etrusco di Spina, è la volta delle ville imperiali romane di Valle Pega e dell’argine di Agosta, poi degli insediamenti tardo-romani di Valle Ponti e di quello medievale della stessa Comacchio, testimoniato da una serie di palificazioni disseminate su più isole. I primi abitanti del cordone litoraneo ove sorgerà la città vi si sarebbero insediati subito dopo la sua formazione, ossia in una fase immediatamente posteriore a quella che aveva visto il fiorire del grande centro etrusco di Spina.
Il relitto di nave romana nota come “Stella Maris”, naufragata con l’intero suo carico nel I sec. a.C. e recuperata nelle vicinanze di Comacchio (Valle Ponti), testimonia l’andamento della linea litoranea, qui forse caratterizzata da una sacca marina. In epoca medievale, quando la subsidenza avrà radicalmente peggiorato le condizioni ambientali, provocando la sommersione di tutto il territorio circostante, Comacchio sarà a tutti gli effetti una città lagunare.
La posizione strategica del Delta non passò inosservata neppure agli occhi di Augusto, che dispose l’escavazione di un lungo canale parallelo alla via Popilia: la Fossa Augusta, il cui tratto iniziale è riconoscibile ancor oggi nella conformazione dell’argine d’Agosta, presso Comacchio. Il canale collegava i rami meridionali del Delta a Classe, dove aveva sede la flotta imperiale sul mare Adriatico. Le caratteristiche morfologiche del territorio deltizio e la sua frammentarietà paesaggistica favorirono un popolamento per piccoli nuclei che privilegiavano le aste fluviali in corrispondenza delle diramazioni e delle aree di guado, oppure seguivano i canali e le direttrici stradali poste sui punti più rilevati dei cordoni litoranei. Le forme insediative stabili erano probabilmente orientate alla produzione laterizia, all’attività salinara e all’itticoltura, concentrandosi in special modo nelle villae disseminate lungo il corso della Fossa Augusta e del ramo del Padovetere, sui cordoni dunosi degli Argini di Agosta e di Fossa di Porto nella Valle del Mezzano. Fra i resti più significativi di alcune di queste strutture vi sono la Villa di Bocca delle Menate e la Villa dell’Argine di Agosta, un grande complesso separato in due blocchi di edifici dall’argine stesso, che secondo alcuni era anche una delle sedi della fabbrica di laterizi che marcava la sua produzione con il timbro Pansiana, divenuta di proprietà imperiale dopo la confisca dei beni di Vibio Pansa Cetroniano, governatore della Cisalpina e console fra il 45 e il 43 a.C. Sempre lungo l’Argine di Agosta, in località Salto del Lupo, è avvenuto il ritrovamento di un tesoretto di oltre un migliaio di monete romane risalenti al IV sec. d.C. Anche il cosiddetto Dosso dei Sassi, un isolotto in prossimità dell’argine di Agosta, ha restituito resti architettonici, marmi, tessere di mosaico bianche e nere, esagonette, laterizi, fra cui alcuni con bollo Solonas, frammenti di vetri di finestre, rivelando l’esistenza di un complesso residenziale riconducibile a quelle prime fasi dell’età imperiale che videro appunto l’attivazione della Fossa Augusta e segnarono un traguardo significativo per lo sviluppo demografico della zona e per i traffici commerciali endolagunari e per via fluviale. A favorire la navigazione interna erano poi strutture come quella di Baro Zavelea, in località Fosse, una costruzione in laterizi che sembra avere assolto la funzione di torre-faro segnaletico. Le numerose iscrizioni funerarie rinvenute a Comacchio e nei suoi dintorni completano il quadro della romanizzazione dell’area, conservando memoria dei suoi antichi abitanti; fra esse si ricordano la stele di Tito Truppico da Valle Trebba, ora presso il Museo Archeologico di Cesena, e la stele di Marco Aurelio Teodoto conservata nel Museo Arcivecovile di Ravenna. Al Lapidario Civico di Ferrara sono ospitate altre testimonianze epigrafiche.
A caratterizzare fortemente questo territorio sono soprattutto le straordinarie Valli di Comacchio, con un comprensorio di oltre 10.000 ettari di specchi d'acqua, dossi e saline che rappresentano ciò che resta dell'immensa laguna da cui la città era circondata fino a cent'anni orsono, prima delle bonifiche e dei prosciugamenti.
Trattato tra Comacchio e i Longobardi
I cittadini di Comacchio stipulano un trattato commerciale col re longobardo Liutprando
Edificazione della cattedrale di Comacchio
Il primo vescovo di Comacchio Vincenzo edifica la cattedrale di S.Cassiano
Partecipazione a concilio
Il vescovo Vitale di Comacchio partecipa al sinodo mantovano dell'827 d.C.
Saccheggio di Comacchio
Comacchio viene saccheggiata dai saraceni
Saccheggio di Comacchio
Comacchio viene saccheggiata ed incendiata dai veneziani per due volte tra 880 e 932 d.C.
Partecipazione a concilio
Il vescovo Gregorio di Comacchio partecipa al concilio-dieta ravennate del 967 d.C.
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