
Ostellato
La particolare situazione dell’area deltizia padana, fortemente condizionata dalla sua morfologia e dalla frammentarietà del paesaggio, ha importanti riflessi sul popolamento di età romana che appare quantomai sparso e non in grado di esprimersi, salvo sporadiche eccezioni, se non per ridotte aggregazioni, piccoli villaggi ed insediamenti minori che disseminano il territorio.
Un altro elemento di caratterizzazione del popolamento del Delta è la consistente presenza di militari e veterani; i primi per lo più legati alla flotta di stanza a Classe presso Ravenna, dove Augusto aveva insediato il centro di controllo dei mari orientali, i secondi inseriti in un’area che non era ancora stata investita da importanti assegnazioni territoriali, come quelle avvenute contestualmente alle prime grandi opere di appoderamento, e che pertanto si prestava particolarmente a nuove forme di occupazione stabile. La dominanza dell’acqua, che si manifestava sotto molteplici forme (aste fluviali, canali, specchi d’acqua) spinse i Romani a selezionare dal punto di vista insediativo i rilevati altimetrici, primo fra tutti lo spalto del Padovetere, il ramo principale del Po, la cui lunga linea sinuosa appare punteggiata di testimonianze che si dispiegano fra Bondeno e Comacchio, interessando anche il territorio di Ostellato.
Come tutto il Basso Ferrarese, anche quest’area è stata teatro nel secolo scorso di attività di risanamento ambientale, caratterizzate dal prosciugamento di vasti bacini vallivi che hanno propiziato il ritrovamento di evidenze archeologiche. Tra queste c’è il rinvenimento di una necropoli di età imperiale romana, riportata alla luce nel 1955 nel sito comunemente noto come “Vallona” all’esterno della Valle del Mezzano. Ma è soprattutto la documentazione di carattere funerario ad informarci sulle origini, le storie e i destini degli antichi abitanti della zona: ne ricordiamo alcuni come il veterano della coorte urbana Camurio Prisco, oppure come Publicio Dioniso, la cui stele si trova ora presso il Museo Civico Archeologico di Bologna. La presenza di esponenti della gens Domitia, testimoniati da un sarcofago a S. Vito Ferrarese, ha fatto ritenere che in zona potessero ubicarsi i possedimenti di Domizia, zia dell’imperatore Nerone, che Cassio Dione ricorda posti nel Ravennate.
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