
Bagnacavallo
Le origini di Bagnacavallo risalgono con molta probabilità all’epoca romana: si ritiene che in età augustea fosse già un centro di notevole importanza sia come sede civile che di culto.
Seppur collegato direttamente a Faenza dal cardine massimo della centuriazione faentina, il distretto di Bagnacavallo presentava infatti una suddivisione centuriale divergente da quest’ultima e forse riferita ad un centro amministrativo di grande importanza, di cui però non si hanno dati archeologici precisi. Un’ipotesi vuole legata la più antica denominazione – Tiberiacum – alla gens Claudia, alla quale apparteneva lo stesso imperatore Tiberio. Altri, poi, furono i nomi attribuiti posteriormente: Gabrium, Gabellum, Magna, Tulliacula, Ad Caballos.
Nell’alto medioevo compare l’attuale nome Bagnacavallo, che pare dovuto alle virtù terapeutiche di certe acque sorgive nere. Dopo la caduta dell’impero Romano, la città fu prima soggetta alle tribù germaniche, quindi agli Esarchi di Ravenna, dipendenti dagli Imperatori d’Oriente.
Testimonianze del passato romano del territorio sono venute alla luce nel 1953 durante scavi in una cava d’argilla, ove sono stati messi in luce i settori di un edificio relativo alla parte rustica di una villa di epoca imperiale; in particolare si è identificato un magazzino diviso probabilmente in tre navate e con la parte centrale a cielo aperto. Nei muri della villa rustica sono risultati reimpiegati, come materiale da costruzione, alcuni piccoli cippi in spungone che costituiscono una delle attestazioni di carattere religioso più antiche del territorio regionale. Dei 4 cippetti (conservati presso il Museo Centro Culturale “Le Cappuccine”) uno era anepigrafe, mentre il secondo e il terzo recavano rispettivamente le iscrizioni FERONIA e FONE QUIET; il quarto reperto riportava invece la scritta frammentaria SALUS MAC[—-]. Sono stati interpretati come cippi limitanei, cioè posti come termini di aree sacre. Emerge così, nell’antico territorio di Bagnacavallo, la presenza di un importante santuario all’aperto dedicato a divinità agricole e silvane, forse sopravvissuto sino a tarda età imperiale (IV sec. d.C.), di cui rimane anche un ricordo onomastico nella pieve di San Pietro in Sylvis. Collegabili al medesimo santuario sono due are con dediche rispettivamente a Jupiter Obsequens (I sec. a.C.) e a Jupiter Libertas (I sec. d.C.), divinità probabilmente associata a Feronia nel culto. Si tratta di una testimonianza di particolare importanza sia per la sua antichità (II-I sec. a.C.), sia per la sua ubicazione, posta com’è a cavaliere fra il territorio bonificato dai Romani e zone ancor paludose verso la fascia adriatica, in prossimità della via che da Bologna conduceva a Ravenna e non lontano, allo stesso tempo, dall’agro centuriato di Faventia.
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