
legno/ intaglio/ pittura, oro/ laminazione
n. NANAVI 300
Modello di nave incendiaria, sezionato trasversalmente in modo da evidenziarne l’interno, costituito da tre ponti contenenti badili, bombe e carcasse. Il brulotto era un vecchio scafo non più atto al combattimento, stipato di materiale facilmente infiammabile come nitro e bitume per essere lanciato in fiamme verso gli sbarramenti di navi nemiche. Il modello non riproduce una particolare nave: lo scafo è reso in modo assai grezzo, mancano i sabordi e notevoli, almeno almeno allo stato attuale, sono le lacune riguardo le alberature, le manovre e le vele. In coperta figura un carico alla rinfusa di cannoni danneggiati, palle di cannone ed altro materiale. Trattandosi di un modello didattico, potrebbe apparire strana l’assenza del canale atto a condurre il fuoco alla santa barbara per innescare il grosso ordigno, nonché dei rampini. In realtà le fonti manoscritte indicano come originariamente il modello dovesse riprodurre una Pallandra; ovvero una imbarcazione generalmente usata nelle navigazioni fluviali e costiere.
I brulotti avevano una portata di 150-200 tonnellate circa ed erano a tre ponti. Il fondo era riempito di sabbia, il primo ponte di polvere in una quantità di circa 20.000 libbre, il secondo ponte era riempito da circa 600 bombe a fuoco e gagge. Il fuoco veniva innescato tramite un canale, la cosidetta camicia di fuoco, che consentiva la conduzione delle fiamme alle polveri. Il brulotto è stato spesso lanciato in fiamme contro squadre nemiche che potevano mal manovrare in acque ristrette; in alcuni casi è stato usato in acque libere, con lo scopo di creare confusione lungo la linea di battaglia del nemico. Di regola venivano utilizzate come brulotti, vecchie navi che avessero come principale requisito la stabilità. Ciò in modo da non fallire il bersaglio anche quando, ormai preda delle fiamme, venivano, in prossimità del nemico, abbandonate dall’equipaggio dopo averne bloccato il timone.
SCAFO. Appare sezionato in modo da evidenziare il contenuto del materiale stivato. Costituito da tre ponti, nel primo e nel terzo sono collocati dei badili che nell’originale dovevano contenere polvere da sparo, nel ponte mediano vi sono delle bombe. Lo scafo non è stivato totalmente poiché il brulotto non poteva essere riempito del tutto da materiale incendiario: in tal caso si sarebbe inabissato o quantomeno sarebbe stato difficilmente governabile. Lo scafo di queste navi era costituito o da vecchie navi o da scafi costruiti con legna di scarto. Era presente inoltre una scialuppa, elemento indispensabile alla fuga dell’equipaggio, che però nel modello manca. Altri elementi mancanti sono i portelli in cui dovevano alloggiare alcuni cannoni, nonché la porta-tirante di mezzana, la porta di fuga sia a tribordo che a babordo, i rampini per arrembare le navi nemiche. Attraverso un boccaporto, inesistente nel modello, si doveva accedere ai viveri; questo deposito non doveva avere alcuna comunicazione con la santa barbara.
POLENA. Raffigura la testa di un leone dorato che poggia sul prolungamento dei braccioli terminanti con uni ricciolo dietro la testa dell’animale. Lo scafo è collegato a questa tramite due serpi per lato, sulla testa del leone poggia ciò che resta dell’albero di bompresso.
ALBERATURE. Dell’albero di bompresso rimane solo una parte del tronco maggiore. L’albero di maestra è sprovvisto della coffa mentre solo una parte della stessa è presente sull’albero di mezzana. Mancano totalmente i pennoni e le vele. Anche le sartie sono presenti solo in numero limitato, ve ne sono solo all’albero di maestra e a quello di mezzana. Di norma i brulotti, avevano una o due vele.
CANNONI. Un numero imprecisato di cannoni, di varie sezioni, è collocato all rinfusa sul ponte di coperta. Quasi tutti sono fuori uso, circondati da altro materiale incendiario. L’esplosione della santa barbara e dei rottami di ferro in coperta doveva produrre un effetto a mitraglia lungo lo sbarramento nemico. [la descrizione della poppa prosegue in Osservazioni]
La galleria delle navi del Museo di Palazzo Poggi comprende dieci modelli di navi costruiti tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XIX. Tra questi beni si conserva anche una nave incendiaria, detta brulotto.
La galleria odierna ripropone la collezione della Camera della Geografia e della Nautica dell'antico Istituto delle Scienze, stanza creata nel 1724 grazie ad una donazione del marchese Marcantonio Collina Sbaraglia (1681/1744), nella quale confluirono carte geografiche, strumenti nautici e modelli in scala ridotta di vascelli e navigli (oggetti, in alcuni casi, già conservati presso l'istituto).
Con l'avvento della Riforma napoleonica, nel 1802 i materiali vennero trasferiti all'Osservatorio astronomico della Specola, facente parte dello stesso complesso architettonico dove aveva sede l'istituto, Palazzo Poggi.
In seguito, nel 1896, l'intera raccolta dedicata alla Geografia e alla Nautica, venne spostata ai Musei Civici di Bologna, dove rimase nascosta nei depositi, sino alla sistemazione nel 1937, presso il Rettorato dell'Università.
Dal 2000, anno di apertura del museo, i modelli sono ritornati alla loro sede originaria, a Palazzo Poggi.
Il brulotto rappresenta un modello di nave incendiaria costruita partendo generalmente da un vecchio scafo: stipato di materiale facilmente infiammabile, era lanciato in fiamme verso le navi nemiche. L'esemplare riproduce una nave a tre alberi e un solo ponte, del tipo di quella usata contro la flotta spagnola durante l'assedio di Anversa o stando al biografo di Marsili, Quincy, analoga a quella inviata dagli inglesi contro Calais, nella guerra coi francesi del 1700. Verosimilmente fu un'acquisizione di Luigi Ferdinando Marsili: tra la documentazione d'archivio, relativa alle donazioni marsigliane del 1716, si trova infatti notizia del brulotto. L'intento didattico che, almeno nelle intenzioni del fondatore dell'Istituto delle Scienze, avrebbe dovuto avere la Galleria delle navi, è pienamente soddisfatto dalla sezione trasversale dello scafo, che permette di osservare la composizione interna.
Presente nell’inventario del 1776 ed in quello del 1843.
Bibliografia
Quincy L.D.
Memoires sur la vie de mr. le comte de Marsigli, de l’Academie royale des sciences de Paris & de Montpellier, de la Societe Royale de Londres, & fondateur de l’Institut de Boulogne. Par mr. L.D.C.H.D. Quincy
Zurich
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Bibliografia
Farrère C.
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Bibliografia
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1926
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Compositori
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Bibliografia
Menconi Orsini A.
Le navi dell’Università
Il Carrobbio: rivista di studi bolognesi
1975
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Bibliografia
Materiali Istituto Scienze
I materiali dell’Istituto delle Scienze
Bologna
CLUEB
1979
pp. 179-200
Bibliografia
Luoghi Conoscere
I Luoghi del Conoscere. I laboratori storici e i musei dell’Università di Bologna
Bologna
Amilcare Pizzi
1988
pp. 73-77
Bibliografia
Residori G.
I modelli di navi del Museo di Palazzo Poggi
Tega W. (a cura di)
Il viaggio. Mito e scienza
2007
pp. 59-78
p. 366