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Ritratto di anonimo

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Via Vittorio Veneto, 1/a – Bagnacavallo (RA)

Toschi Paolo

1788/ 1854

dipinto

carta/ acquerello
cm
36(a) 24(la)
sec. XIX (1834 – 1834)

n. 27

Acquerello raffigurante un uomo in giacca scura e camicia bianca, la somiglianza del personaggio ritratto con l'immagine dell'artista che ci è stata tramandata dagli artisti suoi contemporanei (cfr. il ritratto realizzato da Giuseppe Molteni) fanno pensare ad un autoritratto.

Nato a Parma nel 1788, sin dall'adolescenza si distinse per l'abilità nel disegno: allievo inizialmente di Biagio Martini, nel 1809 si trasferì a Parigi, dove approfondì le sue conoscenze sulla grafica e sulla tecnica dell'acquaforte presso gli studi di Charles Bervic, del fiammingo Oortmann e di François Gérard. Dalla Francia importò una nuova idea per una macchina che tirasse linee sinuose nelle lastre di rame, realizzata e perfezionata da Pietro Amoretti.
Divenuto Maestro d'incisione, nel 1819 fece ritorno in patria e divenne insegnante presso l'Accademia delle Belle Arti, di cui venne nominato direttore nel 1820. Sostenuto dall'amico Antonio Isac, iniziò a copiare all'acquerello gli affreschi del Correggio e ad inciderne su rame il disegno: le stampe, diffuse in tutta Europa, contribuirono a fare di Parma una delle tappe del Grand Tour in Italia dei giovani nobili dell'epoca.
Notevole fu anche l'attività di Paolo Toschi come architetto: Soprintendente alle fabbriche ducali durante il governo della duchessa Maria Luigia d'Austria, rivide e approvò i progetti della quasi totalità delle opere pubbliche eseguite nel ducato di Parma in tale periodo.
Paolo Toschi ritratto da Carlo Raimondi.
Affiancò Nicola Bettoli nella progettazione della facciata del Teatro Regio di Parma, nella decorazione interna del Ridotto del teatro, nella distribuzione planimetrica della Galleria Nazionale e progettò l'imponente struttura del colonnato del braccio occidentale del Palazzo della Pilotta.
Ammesso, come molti intellettuali parmensi del tempo (tra cui Pietro Giordani, Macedonio Melloni e Antonio Gallenga) alla corte ducale, si avvicinò agli ideali liberali e risorgimentali: solo la stima di cui godeva presso la duchessa gli evitò l'esilio, ma le sue idee politiche gli costarono, nel 1849, la destituzione dalle cariche che ricopriva sotto il governo del duca Carlo III . L'anno successivo venne reintegrato nel suo ufficio, ma si spense pochi anni dopo. Maria Luigia chiamò a succederlo nella carica di direttore della Scuola d'incisione di Parma Carlo Raimondi, suo allievo e principale collaboratore.

Altre informazioni

Tecnica di scrittura: a inchiostro
Trascrizione: Paolo Toschi 1834

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