
Ravenna
Dezzi Bardeschi Marco (progetto)
1934/ 2018
Notizie storiche: progetto e costruzione
Il progetto interessa il restauro della Manica Lunga della Biblioteca Classense di Ravenna, il nucleo più antico destinato alla libreria dei monaci dell’ex-monastero camaldolese di Classe, fondato nei primi anni del Cinquecento ed oggi sede della biblioteca comunale della città.
All’epoca del progetto questa parte di edificio era soggetta ad un forte stato di degrado causato dall’infissione di supporti per scaffalature e dal sovraccarico delle strutture su cui gravava in particolare, la bocca di carico della cisterna del combustibile della vecchia centrale termica.
L’intervento riguarda pertanto il consolidamento delle parti strutturali da una parte e il contestuale recupero degli spazi non finiti, da destinarsi a sale di consultazione, dall’altra.
Il lavoro ha seguito una precisa e consolidata metodologia progettuale consolidata da parte dell’architetto in numerosi interventi analoghi.
Prima del progetto delle nuove parti è stato condotto un vero e proprio processo conoscitivo fondato sulla ricerca storica, sui rilievi geometrici, delle parti strutturali e dei materiali e sulla diagnosi delle patologie e delle maggiori criticità riguardanti la fabbrica.
Per far fronte al degrado dell’edificio è stato eseguito un trattamento antiumidità e il successivo consolidamento senza integrazioni degli intonaci; da un punto di vista strutturale, invece, è stato effettuato il consolidamento dei pilastri di sottofondazione del voltone del piano terra e degli arconi del piano ammezzato.
La Manica Lunga si trova nella parte sud dell’antico complesso cinquecentesco, di cui costituisce un intero braccio, e si affaccia su due delle corti minori, che la fiancheggiano una sul lato destro e una sul lato sinistro.
Gli ambienti della Manica Lunga si dispongono su tre piani: il piano terreno, dove è stato effettuato il restauro più consistente e dove è stato allestito lo spazio espositivo, il piano ammezzato in cui attualmente si trova la sala di lettura e, infine, il piano primo che comprende i servizi della biblioteca e le scaffalature per i libri. Dal piano terra si accede direttamente a una delle due corti, tramite un portico che al piano superiore corrisponde ad altre sale di lettura. In questa corte sono stati conservati, inoltre, tutti i reperti ritrovati durante la fase preliminare di analisi della fabbrica e di scavo.
Per quanto riguarda l’intervento di rifunzionalizzazione degli spazi è stata aperta al pubblico una sala espositiva al piano terra e una sala di lettura e consultazione dei periodici al piano mezzanino.
Al piano terra, nella Sala degli otto pilastri, per secoli non utilizzata e con un pavimento lasciato in terra battuta, è stata realizzata una nuova pavimentazione a mosaico con ciottoli di fiume, vetro frantumato di recupero, granito e ottone, sulla base di una tessitura paleocristiana.
In questa sala, dominata dalla fila di pilastri in muratura mantenuti e rivestiti da scaglie di vetro verde-azzurro alla base, vengono collocate due colonne di recupero. La prima bizantina, in granito rosso, è contornata da una vasca circolare, fatta scavare dal progettista per contenere l’altezza maggiore del fusto rispetto all’interpiano dell’ambiente. La vasca circolare è segnata alla quota del piano di calpestio da un cambio di materiale, un mosaico di ciottoli interrotto da inserti in legno chiaro. La vasca stessa è poi rivestita da un mosaico di tasselli di vetro.
Tutto lo spazio occupato dal corpo di fabbica della Manica Lunga prosegue il motivo del disegno della strada esterna ed è arrichito da una nuova scala nel vestibolo di accesso, che contiene riferimenti astrologici e riferimenti alle antiche simbologie dei monaci, così come tutti i mosaici e la pavimentazione.
Il progetto si limita ad un intervento di pulitura dei materiali e conserva integralmente l’esistente senza eliminare alcun segno di degrado. Ciò è visibile con grande evidenza in particolare negli intonaci delle volte del soffitto, non completati, ma lasciati nello stato in cui sono stati ritrovati. Quest’ultima è una chiara scelta progettuale, appartenente alla maniera di concepire l’intervento di restauro da parte di Dezzi Bardeschi, volta a conservare l’edificio originale senza effettuare integrazioni che potrebbero modificare l’edificio, valorizzando in tal modo i segni di qualsiasi epoca susseguitasi nel corso del tempo.
Parte dei nuovi interventi è anche il progetto dei pannelli espositivi in legno e ferro posizionati nella Manica lunga e nella Sala di Lettura del piano ammezzato, che permettono l’allestimento di mostre temporanee.
Tutti gli elementi, compresi i sistemi d’illuminazione disegnati secondo un forte contenuto formale, sono stati progettati nel dettaglio e sono posizionati in aderenza ma a distanza dai muri, in modo da non intaccare nel fissaggio le pareti o i soffitti ed essendo potenzialmente rimovibili. La scelta cromatica del verde e del blu accentua la differenziazione tra il nuovo e il preesistente.
Anche in questo caso si mantiene la stessa idea del progetto sull’esistente inteso a sottolineare la differenza tra il restauro e la conservazione e l’importanza della permanenza fisica dell’esistente con il fine fondamentale della sua integrale trasmissione al futuro.
Fonte: Architetture del secondo Novecento – Mibact – Matteo Sintini, Ilaria Cattabriga
3-650
via Baccarini 3
Ravenna
(RA)