
Ravenna
Zacchiroli Enzo (progetto)
1919/ 2010
Notizie storiche: progetto e costruzione
Il centro psichiatrico che Enzo Zacchiroli realizza a Ravenna, costituisce il secondo di tre progetti (il primo a Imola, il terzo a Pesaro) che l’architetto realizza nell’ambito della revisione dei modelli di cura delle malattie mentali condotta in quegli anni.
Non solo i metodi terapeutici ma le strutture fisiche sono ripensati e adattati alla cura dei malati. Fino ad allora prevaleva il modello di grandi dimensioni, aggregato in schemi a blocco chiuso o a villaggio, tendente ad isolare i pazienti dal contatto, tanto ambientale, quanto sociale.
Diversamente dal precedente centro Alvisi di Imola, che rappresenta un caso sperimentale, quello di Ravenna viene realizzato a seguito dell’introduzione dei nuovi metodi terapeutici e del disegno di legge che conduce alla nuova normative sulla sanità mentale e l'assistenza psichiatrica (Legge Basaglia), fatto che convalida le soluzioni messe a punto nel corso dell’esperienza pilota precedente.
L’ospedale è pensato come una struttura di ambito territoriale, di minori dimensioni, finalizzato a diminuire l'effetto di spaesamento e a favorire una maggiore integrazione con il tessuto sociale. Superato il modello di spazio chiuso, ripetuto e/o separato, in favore di una maggiore apertura nei confornti dell’ambiente, le nuove strutture diventano parte essenziale del processo di guarigione e di reintegrazione.
«Non si può praticare la psicoterapia in complessi edilizi che non siano già di per sé psicoterapici» (B. Zevi, 1970, cit.).
Nonostante sorga ai margini della città, è collegato ad essa da due strade: via Vicoli e via Fiume Abbandonato. Il complesso edilizio si sviluppa su un singolo piano, caratteristica fondamentale per evitare di avere sistemi di sicurezza alle finestre, ed è costituito da nuclei distinti: l’ospedale psichiatrico, l’istituto frenastenici separato dal centro diagnostico.
L'intervento è organizzato in reparti collocati ortogonalmente rispetto a luminosi corridoi, in cui la presenza del verde è costante. Tale divisione si rende necessaria per rendere autonomi i reparti e si avvantaggia della disposizione diffusa nel comparto per usufruire di ampi spazi aperti, comunicanti con gli interni e destinati ad aree ricreative.
Il centro dispone di una serie di attività collettive: un cinema teatro per trecento posti, una caffetteria e locali per la ergoterapia; la direzione si trova nell'atrio, luogo in cui convergono i percorsi provenienti dai vari ambienti. Il volume di distribuzione si segnala particolarmente per la forte inclinazione della copertura, che libera un’ampia parete finestrata che illumina lo spazio sottostante. Il profilo del prospetto in cemento armato, dichiara chiaramente l’influenza scandinava che costantemente affiora nel lavoro di Zacchiroli.
Il trattamento delle superfici esterne è uniforme; il mattone faccia a vista ordito con legatura a blocco è dipinto di bianco; in alcune pareti risalta il cemento armato lasciato a vista. Tutto ciò, insieme alle proporzioni degli spazi, alla conformazione funzionale e formale, conferisce un forte carattere di unitarietà. Gli spazi interni comuni sono intonacati a malta di calce ad eccezione di alcune porzioni lasciate a vista e dipinte di bianco. I trattamenti per gli spazi di degenza sono dettate dalle norme igeniche dell’edilizia sanitaria: i corridoi e gli ambulatori sono verniciati a tutt’altezza con una finitura in speciale plastica di tipo liscia; i pavimenti rialzati sono finiti con resine cumaroniche e viniliche; i servizi igenici in grès porcellanato nero.
Fonte: Architetture del secondo Novecento – Mibact – Matteo Sintini, Elia Serafini
5-162
via Augusto Torre 3
Ravenna
(RA)