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Istituto tecnico industriale Nullo Baldini
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Ravenna

Istituto tecnico industriale Nullo Baldini

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via Marconi 2 – Ravenna (RA)

Gamberini Gino (progetto)

1928/ 1989

Manzone Antonino (progetto)

1924/ 1996

Naglia Danilo (progetto)

1928

Notizie storiche: progetto e costruzione

L'ITIS "Nullo Baldini" nasce nell'anno scolastico 1961/62, in seguito alla richiesta di periti chimici dalla nuova industria, ANIC, fondata la Enrico Mattei nel 1957. L'edificio fu progettato, tra il 1959 e il 1961, dagli architetti Gino Gamberini, Antonino Manzone e Danilo Naglia in quello stile definito, appunto, brutalista, iniziato da Le Corbusier con i suoi edifici indiani (Ahmedabad e Chandigarh), ma compiutamente realizzato soltanto con l’opera degli architetti inglesi Alison e Peter Smithson nei progetti della Smithdon High School di Hunstanton (Norfolk, Gran Bretagna, 1949-1954) e nel non realizzato, ma ancor più “brutalista”, progetto per la Sheffield University (concorso del 1955).
L’edificio sorge in un vasto terreno, in quella che era la periferia sud-ovest della città, accanto al futuro stadio comunale. Il complesso dell’Istituto occupa un lotto rettangolare delimitato da tre vie, via Marconi a ovest, in cui è collocato l’ingresso principale, via Cassino a nord, via Sighinolfi a est.
Gli architetti incaricati del progetto sono tre, due giovani ravennati Gino Gamberini e Danilo Naglia, e l’architetto romano Antonino Manzone, poco più anziano di loro, trasferitosi a Ravenna pochi anni prima.
Il progetto dell’Istituto è datato 1961, ma sarà realizzato per parti: l’ingresso e il corpo adibito alle aule nel 1962-1964, a seguire i laboratori, nel 1964-1968, poi le officine nel 1970-1978 e, infine, la palestra nel 1981. L’aula magna prevista nel progetto iniziale su viale Marconi non fu mai realizzata.
Manzone, Gamberini e Naglia ideano un complesso dal linguaggio razionalista, sapientemente articolato in diversi volumi ciascuno con una funzione precisa, disegnato come se fosse una fabbrica: tutto avrebbe dovuto funzionare rigorosamente.
Al centro della composizione l’atrio d’ingresso, a doppia altezza, appartenente al primo corpo di fabbrica realizzato, a forma di T, da cui dipartono tutti i percorsi dell’Istituto.
All’interno di questo primo volume, alto quattro piani, si trovano, nell’ala nord, la segreteria, l’aula per i professori, la presidenza, la sala del consiglio e la biblioteca all’ultimo piano, e nell’ala est, le aule di lezione. I vari laboratori tecnici si trovano invece nel secondo volume aggiunto, quello a pettine, alto tre piani, raggiungibile da un corridoio a destra dell’atrio. I sei corpi dei laboratori si susseguono in maniera seriale, proprio come in uno stabilimento industriale.
Due grandi volumi adibiti a officine avrebbero dovuto terminare la composizione a sud del complesso. Di queste, solo una è stata realizzata, concepita come un grande spazio multifunzionale.
Infine, nel 1981, all’angolo nord-est, su via Cassino, fu realizzata la palestra.
La chiarezza dei percorsi distributivi e la massima flessibilità degli spazi dell’impianto sono gli obiettivi compositivi degli architetti.
L’atrio è fra gli spazi che ha ricevuto maggior cura architettonica da parte dei progettisti.
Si presenta come un ampio volume a doppia altezza illuminato da grandi vetrate dal quale si accede alla scala principale. Diversi sono anche i materiali impiegati e i colori di questo ambiente: marmo lucido nel pavimento, cemento grezzo a vista nella scala e nei ballatoi, pannelli bianchi Eraclit nel controsoffitto, corrimano metallici dipinti di blu e rosso, termosifoni in ghisa verniciati di blu.
La struttura in cemento armato emerge con forza nell’intera composizione. I pilastri infatti sono portati all’esterno della parete, non per un motivo formale, ma per garantire una maggiore funzionalità all’intero complesso. In questo modo gli impianti avrebbero potuto correre ininterrottamente sotto alle finestre a nastro, senza essere intralciati in nessun modo da elementi verticali.
Esternamente l’istituto appare scandito dal ritmo serrato delle strutture portanti verticali in cemento a vista, su uno sfondo intonacato di rosso scuro con finestre a nastro metalliche di colore blu, così come la veletta di metallo della copertura, che nasconde una trave reticolare. Avvolgibili in legno schermavano la luce del sole quando era troppo intensa.

Fonte: Architetture del Secondo Novecento – Mibact – (Elisa Alessandrini)

5-135

Dove si trova

via Marconi 2

Ravenna

(RA)

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