
Langhirano
Cortesi Aurelio (progetto)
Notizie storiche: progetto e costruzione
La costruzione della villa per giovani sposi a Langhirano, segue l’analoga sperimentazione nell’uso della pietra, della precedente casa di Casarola (per Attilio B.).
La nuova realizzazione, costruita con la pietra del torrente Parma, (antistante l’area di proprietà), presenta tre piani fuori terra coronati da un’altana belvedere, aperta sulla veduta della millenaria Badia Cavana. I setti murari squadrati s’intrecciano con spessori che mutano rastremandosi verso l’alto, così come dettato dalle illustrazioni magiche delle tavole tecniche della fine del sec. XIX.
La ricerca progettuale si basa anche su una traccia già sperimentata nella casa a mezza costa di Giorgio Cusatelli, a Sala, che traduce e coniuga, in sequenza, il disegno programmatico del quadrato e del suo comporsi. Schema tratto dalle case tetragone, tramandateci dal passato.
Il progetto realizzato si coniuga al piacere di sperimentare il comporre per figure geometriche note, all’antica, traducendole nei paradigmi retorici dell’allitterazione, dell’auto citazione, della raffigurazione sorgiva di quei temi canonici dell’architetto che si mutano, in progetto dopo progetto, e che, da uno schema sperimentato di figure ortogonali, creano l’assieme strutturato e strutturale, in pietra, di una scrittura architettonica affinata dai rapporti di contiguità con i luoghi e la loro storia.
Questo tema espressivo non poteva non affascinare Bernardo B. che, nei suoi viaggi verso Casarola osserva la residenza castellana crescere nel cantiere, per poi, in corso d’opera, coglierne e ritrarne le possibilità espressive dello svolgersi di una vita doviziosa. Da riprendere, con la macchina da presa per interagire nell’arruffata vicenda di una storia italiana: “La tragedia di un uomo ridicolo.”
E’ così che l’immagine della casa-castello di Langhirano, diventa l’emblema del film, quale espressione incantata del significato di una storia borghese, oscura e irrisolta, in cui virtù, malizia, beffa e casualità tracciano la strada scoscesa, in un presente fosco, dei “castellani del formaggio”, marchiando, con timbro a fuoco, le aspirazioni dei personaggi della vicenda, protagonisti di avvenimenti sempre al di sotto delle loro stesse aspettative, ritenendosi, peraltro, superiori alla realtà e pertanto appaiono, come dice il titolo del dramma,“ridicoli”.
Gli esiti del racconto (cinematografico) furono ragione di ulteriori riflessioni architettoniche, a partire da Bernardo (Bertolucci) che, con la macchina da presa, progetta spazi compositi del racconto dalle configurazioni esistenti e discetta, con la macchina da presa, sulle articolazioni interne-esterne dell’architettura della casa-castello.
Infatti, la vista d’assieme dalla Badia Cavana, al di là dal torrente (scena con cui termina il film), o quella ravvicinata al margine stradale del percorso abituale di B. per Casarola, posta sullo stesso asse visivo della casa-castello, mirano a sciogliere o nascondere gli enigmi della casa-torre dei signori Spaggiari, (Ugo Tognazzi e Anouk Aimeé). Le vedute d’assieme confermano l’intuizione iniziale del regista, nel cogliere il senso di una circolarità di temi sovrapposti che, di per sé, dispongono e narrano gli itinerari del racconto facendosi carico dell’ espressività di un’ambientazione in cui l’architettura svolge il suo ruolo, mettendo in gioco, nella contingenza dell’attualità, le immagini dell’angoscia, specchiate e ritrovate nell’apparenza del presente, nel prima e nel dopo di eventi
inestricabili.
Fonte: Aurelio Cortesi – Mibact – Architetture del secondo '900
Langhirano
(PR)