
Maranello
Notizie storiche: progetto e costruzione
Inaugurata nel novembre del 2012, la nuova biblioteca di Maranello è stata realizzata, in seguito alla vittoria del concorso a procedura aperta, bandito dal Comune nel 2007, da Arata Isozaki e Andrea Maffei, che ne ha seguito anche la direzione lavori.
La città della Ferrari aggiunge con quest’opera un altro importante tassello al repertorio di architettura contemporanea. Anche la nuova biblioteca si presenta come una fabbrica, una fabbrica delle idee come si legge nella relazione generale con cui il Comune ha dichiarato gli intenti del progetto. La Maranello Biblioteca Cultura (Mabic) raccoglie in un volume di un piano fuori terra, di oltre 1000 mq, una serie di funzioni collegate tra loro. Dalla hall di ingresso, che ospita l’emeroteca e i locali espositivi della Associazione “Terra del Mito”, si accede mediante una scalinata alla sala conferenze, posta ad un livello interrato, ed alla sala lettura, a sua volta in comunicazione con la ludoteca. Gli spazi accolgono in tal modo diverse classi di utenti, rivolgendosi a tutte le età. A fianco del principale, si trova un corpo secondario che ospita i locali tecnici ed i sistemi distributivi verticali.
Il progetto risponde all’inadeguatezza della precedente struttura, posta nello stesso sito su un terreno di proprietà pubblica di fronte agli uffici comunali. Di questa si è mantenuto il perimetro, fisicamente ancora presente nei muri a est, nord e sud, che definiscono i limiti entro cui si situa il nuovo edificio e al tempo stesso stabiliscono un rapporto di contatto e protezione dall’edificato contiguo. A partire da questo primo elemento, il progetto, come il precedente, sembra descrivibile attraverso un riferimento al tema del “frammento infrastrutturale”, descritto nel brano citato all’inizio. Provenendo da via Vittorio Veneto, una fascia d’asfalto rossa anticipa il senso d’estraneità che si sperimenta, pochi passi dopo, scorgendo il volume bianco della biblioteca, da cui sporge l’aggetto curvilineo della pensilina. Il tutto in contrasto, formale e materico, con il tessuto edilizio d’espansione inizio Novecento che caratterizza questa parte di città. La stessa presenza dell’acqua nelle vasche intorno all’edificio e delle piante rampicanti che crescono lungo i muri perimetrali introduce un elemento naturale quasi “fuori contesto”, che si rivela immediatamente parte della qualità architettonica ricercata dagli autori. Le linee organiche delle pareti vetrate che seguono lo sviluppo della pianta, parte della ricerca linguistica e formale dei due architetti, s’inseriscono liberamente nel perimetro definito dai muri, proseguendo all’interno nei lucernari tondi della copertura e nelle scaffalature curvilinee. Alla definizione di un senso di fluidità dello spazio interno concorre poi la semplice separazione delle funzioni mediante scaffali, fatto che non esclude, tuttavia, la presenza di luoghi riparati posti nelle anse delle pareti trasparenti, a contatto visivo con l’acqua. È proprio il riverbero della luce interna e dell’edera su questa superficie, il cui fondo è arricchito da ciottoli bianchi di gres porcellanato, omaggio al prodotto più tipico, insieme alle automobili, di questa parte di Emilia, a contribuire poi alla definizione di questo luogo “aperto” e informale, in cui l’esperienza del sapere dialoga con l’ambiente circostante. La centrale di riscaldamento e raffrescamento geotermica e l’impianto d’illuminazione a led confermano poi la centralità nel progetto del tema dell’ambiente, sottolineata anche dai sistemi tecnologici per il risparmio energetico di cui l’edificio è dotato.
Viale Vittorio Veneto, 5
Maranello
(MO)