
Bologna
Forlay Ferdinando (progetto)
1925/ 2014
Notizie storiche: progetto e costruzione
Localizzato nei pressi del Monte Donato, da cui domina la città, l’edificio dichiara una maniera organica del comporre, determinata dalle caratteristiche fisiche del contesto collinare unitamente ad una certa adesione da parte del progettista, così come più in generale di una parte della cultura architettonica degli anni Cinquanta, alla lezione di F.L. Wright.
L’andamento prettamente orizzontale della costruzione le consente di adagiarsi sul lotto superando le dimensioni ridotte di quest’ultimo e permettendole di integrarsi con l’ambiente circostante, con cui si relaziona attraverso il giardino. Quest’ultimo svolge anche la funzione di schermatura degli ambienti della casa, che per la maggior parte si affacciano su di esso cercando il contatto con il verde.
La casa emerge dal paesaggio naturale grazie al gioco delle falde del tetto che accompagnano la geometria irregolare della pianta. Essa è generata dall’intersecarsi di più volumi prismatici, la cui sagoma si prolunga all’infuori del perimetro di base attraverso i profondi aggetti della copertura.
I volumi e le superficie si differenziano per trattamento materico.
Nella parte basamentale, i blocchi di pietra non sono rivestiti dall’intonaco, che definisce invece altre porzioni della casa, come ad esempio la veranda e il volume rialzato. Nelle pareti perimetrali si passa dalla pietra grezza al mattone rosso, utilizzato per segnare il vestibolo d’ingresso della casa e per caratterizzare uno dei fronti posteriori dell’edificio. Il laterizio lasciato a vista assume anche una valenza decorativa: nell’angolo, l’ammorsamento con la parete adiacente viene effettuato rientrando una fila verticale di mattoni di testa, lasciando che solo gli elementi di lista emergano dall’intonaco della parete successiva, sotto il quale giace il resto della muratura.
L’ambivalenza, strutturale e formale, e l’ “eccezione alla regola”, domina la messa in opera dei materiali in un dialogo tra interno ed esterno, visibile nell’uso di diverse tipologie di muratura lasciata a vista, nel gioco formale originato dall’arretramento di alcuni mattoni, o, nelle pareti perimetrali, negli incassi rettangolari che intervallano le aperture. La ripetizione di questi elementi presenta, al negativo, la stessa configurazione del prospetto esterno, in cui la serie di aperture strette e lunghe è intervallata da blocchi in pietra con un decoro sulla superficie, dando vita a un motivo geometrico che spezza la monotonia della parete bianca all’interno.
Lo spazio interno è fluido e gli ambienti si rincorrono in un movimento centripeto attorno ai camini, vero e proprio fulcro dell’ambiente domestico, memore della lezione del maestro americano. Essi sono ricavati all’interno di un massiccio setto centrale scavato sui lati, aperto su alcuni spazi della casa come il salotto e la sala da pranzo.
La differenza tra le diverse zone in cui è suddiviso l’ambiente interno si coglie attraverso piccoli dislivelli di quota rispetto al piano terreno, l’utilizzo di materiali differenti per la pavimentazione e le aperture di forme diverse: finestre strette e lunghe si contrappongono alle ampie vetrate della sala da pranzo. I prospetti retrostanti, poi, si caratterizzano per il contrasto tra aperture squadrate e finestre circolari.
La struttura viene unificata nella parte sommitale da una fascia in rame che ne cinge il perimetro superiore, accentuando lo sviluppo orizzontale dell’edificio; il rame viene utilizzato per caratterizzare anche la copertura che riveste le diverse falde in cui è articolato il tetto.
Fonte: Architetture del secondo Novecento – Mibact – Matteo Sintini, Margherita Merendino
via Siepelunga 40
Bologna
(BO)