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Noli me tangere

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Viale Martiri della Libertà, 34 (sez. Storica); Viale Jacopo Barozzi (sez. Contemporanea) – Modena (MO)

dipinto

tela/ pittura a olio
cm
260(a) 158(la)
secc. XVI/ XVII (1595 – 1606)

n. –

In un profondo paesaggio rupestre, inquadrato da rocce, pendii alberati e frasche, la figura del Cristo, con i fianchi coperti da un panno giallo oro, un mantello viola, il cappello di paglia da contadino e la vanga nella mano sinistra, si rivolge alla Maddalena che si protende verso di lui, inginocchiata sulla sinistra della composizione; la donna, anch’essa di profilo, in veste blu con maniche giallo dorate e manto rosso, allunga verso il Cristo la mano sinistra, tenuta a distanza dal gesto di lui. Accanto, il vasetto dei profumi che è tipico attributo iconografico della santa. Sulla sinistra, si scorge nella roccia la grotta in cui Cristo fu sepolto e sul sepolcro l’angelo che ne dichiarò la Resurrezione alle tre Marie.

Il Noli me tangere, o l’incontro di Cristo in vesti di ortolano con la Maddalena, in passato già ascritto a Ercole dell’Abate, è stato attribuito da chi scrive, su base stilistica, a Giovan Battista Codebue (Modena 1561-1606), versatile esponente del tardo manierismo modenese, pittore, architetto, scultore (attivo presso la bottega di Ludovico Begarelli, nipote del celebre Antonio) nonché scenografo, operoso anche presso la vicina corte dei Farnese di Parma. Oltre alla monumentalità delle anatomie, derivata in particolare dal bolognese Pellegrino Tibaldi a cui spesso guardano i manieristi modenesi, si accentuano nel dipinto preziosità di dati di costume che si ritrovano in una delle opere più note di Codebue, la pala dell’Annunciazione nella chiesa di San Biagio nel Carmine di Modena, eretta nel 1596. Suggestivo l’inquadramento scenografico delle figure, avvolte in un arco di rocce e di vegetazione, che introduce a una remota visione di paesaggio; sovviene dell’attività di scenografo di Codebue, che tra l’altro produsse l’allestimento di una “pastorale” nel palazzo del marchese Bentivoglio in Modena nel 1601.
Il dipinto aveva la sua originaria collocazione nella sagrestia della scomparsa chiesa di Santa Margherita a Modena. Da lì dovette passare nell’Educatorio Provinciale San Paolo di Modena. La tela fu assunta in carico dalla Provincia di Modena il 30 novembre 1985, assieme ad altre opere d’interesse storico-artistico dello stesso Educatorio, trasformatosi in Fondazione San Paolo-San Geminiano nel 1998 e nel 2008 in ASP; attualmente è in deposito nella Raccolta d’Arte della Provincia.
E’ stata sottoposta a restauro conservativo a cura dell’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia Romagna.

Bibliografia Martinelli Braglia G. (a cura di)
La chiesa di San Paolo a Modena. Otto Secoli di storia
Modena
1998
pp. 61-63

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