
n. 73
Piccola pelike in argilla beige chiarissima, vernice nero-bruna, opaca e diluita, sovraddipinture in bianco-giallo. Corpo piriforme a profilo continuo; labbro svasato con orlo appena arrotondato; piede ad anello; anse verticali impostate poco sotto l'orlo e nella parte superiore del corpo. Fra le anse una fascia orizzontale, un motivo a "zig-zag" tra fasce più piccole, una fascia analoga alla superiore, una serie di "punti esclamativi". Nella parte inferiore del corpo una fascia ingubbiata in rosso.
Per ceramica suddipinta si intende una serie di prodotti fittili, particolarmente frequenti nel corso del IV sec, e in parte del III sec. a.C., caratterizzati da una decorazione a colori sovrapposti – per lo più bianco, giallo o rosso – ad un fondo interamente verniciato di nero. I vasi della collezione sono rappresentativi del più fiorente gruppo di questo artigianato in ambito italico: quello dell'Apulia. Fra la ceramica suddipinta apula la classe più conosciuta, certo per la migliore qualità dei suoi prodotti e la maggiore diffusione commerciale, è la ceramica di Gnathia, che deriva il proprio nome dal primo centro in cui fu rinvenuta nel secolo scorso e di cui si riteneva originaria.
In realtà molte erano probabilmente le officine che fabbricavano ceramica di Gnathia: certo tutto il brindisino ed altri siti come Taranto, Rudiae, Rocavecchia, Ruvo, Canosa. Fra essi va ripartita un'esuberante produzione che iniziata attorno al 360 a.C. raggiunge i primi decenni del III sec., fino a circa il 270 a.C.
Accanto alla ceramica di Gnathia vanno annoverati altri gruppi vascolari a decorazione sudddipinta che hanno con essa strette affinità, pur svolgendo argomenti indipendenti. La pelike illustrata in questa scheda offre appunto un esempio dei prodotti di altre officine operanti in suolo apulo con la tecnica della suddipintura: richiama negli elementi decorativi vasi dello stile di Gnathia ed altri vasi sovraddipinti, ma è comunque di fattura scadente e di difficile inquadramento.
Il reperto proviene probabilmente dalle vicinanze di Taranto, dono De Vecchi (1881).
Cfr. CVA Fogg Museum and Gallatin Collection, USA fasc. 8, tav. XXXVI,5; Favaretto, p. 136, n. 112.
Seconda metà del IV sec. a.C.
Bibliografia
Lenzi F./ Pagliani M. L.
Carlo Venturini tra collezionismo e antropologia
Bologna
CLUEB
1982
pp. 42-45