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013
013

lebete nuziale

013
013
Viale Zaganelli, 2 Massa Lombarda (RA)
lebete nuziale
argilla verniciatura
bottega pestana
sec. IV a.C. (349 a.C. – 325 a.C.)
11.7 (a) altezza alle anse 15,6//diametro orlo3,4//diametro piede 5,8

n. 154

Lebete nuziale in argilla rosa-arancio, vernice nera opaca. Sulla spalla motivo ad " onda di mare ". Sul corpo (A = B) testa femminile di profilo verso sinistra, fiancheggiata da palmette a dodici petali, con cuffia ornata a fasce e puntini. Parte inferiore delle anse, stelo e interno del piede non verniciati.

La ceramica italiota a figure rosse è rappresentata nella collezione Venturini da esemplari attribuibili alla ceramografia pestana del IV sec. a.C.
Essa ha origine nella città di Pestum, antica colonia greca della Lucania nord-occidentale, in cui si sviluppa una produzione autonoma e stilisticamente indipendente da quella lucana. La più antica bottega di ceramisti pestani (360-330 a.C.) sembra sia stata l'officina dei pittori Assteas e Python, che ci sono noti dalle firme apposte su alcune delle loro realizzazioni. I due operatori lavorano in collaborazione strettissima e certamente nello stesso ambito, a giudicare dalla identità delle forme dei vasi che entrambi hanno decorato.
Insieme ai due ceramografi sono attivi altri pittori, così fortemente influenzati dallo stile dei loro maestri che appare talvolta problematico distinguere la produzione di ciascuno di essi. A questo "atelier" si deve un numero considerevole di vasi, oltre la metà di quelli noti, ed il merito di aver lasciato un'impronta stilistica che si manifesta sensibilmente anche nelle fasi posteriori della ceramografia pestana. Se in qualche caso Assteas e Python eseguono vasi di maggiore pretesa e più riccamente decorati, in generale predomina una produzione di serie, ripetitiva nei soggetti e negli stilemi. La faccia principale è di solito riservata alla raffigurazione di Dioniso con un satiro, un sileno, una menade, oppure di un giovane con una donna. Numerosi sono i casi in cui è lecito pensare che la faccia secondaria non sia di mano dei maestri. Ancor più monotoni e privi di fantasia compositiva sono i loro seguaci, che sfornano prodotti correnti limitati ad una sola figura dipinta. Altri particolari tipici quali l'atteggiamento e la posa delle figure, il motivo degli orli a lista dentata o puntinata dell'abbigliamento, le volute con palmette che inquadrano le scene, rendono immediatamente riconoscibili i prodotti di questa officina.
La ceramografia pestana continua a prosperare quando si esaurisce l'attività di Assteas e Python con il Pittore di Afrodite, artista apulo immigrato a Pestum o pestano largamente influenzato dallo stile apulo come denunciano i suoi vasi.
Allo stesso periodo appartiene anche il Pittore dell'Oreste di Boston, che segue da vicino la tradizione dei suoi predecessori. Con i Pittori di Napoli 1778 e 2585 siamo alla fine del grande periodo della ceramica pestana, il cui ciclo si chiude definitivamente nei primissimi anni del III sec. a.C.
Il presente lebete nuziale, insieme ad un secondo esemplare simile nella medesima collezione, appartenente alla stessa mano, può essere ricondotto alla ceramica pestana: lo suggeriscono non solo la tipica decorazione accessoria a girali con palmette, ma anche i caratteri delle teste femminili che richiamano nell'acconciatura analoghe teste su vasi del Gruppo di Assteas e di altri ceramografi dello stesso ambito.
L'oggetto esaminato proviene da Teggiano, dono Macchiaroli (1878).
Terzo venticinquennio del IV sec. a.C.

Bibliografia Lenzi F./ Pagliani M. L.
Carlo Venturini tra collezionismo e antropologia
Bologna
CLUEB
1982
pp. 38-40

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