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002
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aryballos globulare

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Viale Zaganelli, 2 Massa Lombarda (RA)
aryballos globulare
argilla a graffito
argilla a incisione
argilla verniciatura
ambito greco
sec. VI a.C. (570 a.C. – 570 a.C.)
4.8 (a) 3.6 (d)

n. 164

Aryballos globulare in argilla color crema, vernice bruna. Sul piano del bocchello tre cerchi concentrici e sul margine serie di punti; sull'ansa tre fasce orizzontali; sulla spalla raggiera di linguette. Sul corpo, a partire dall'ansa, teoria di sei opliti gradienti verso destra, delimitata in alto e in basso da filettature. I guerrieri sono nascosti da un grande scudo rotondo, il cui bordo è reso con un'incisione circolare a mano libera. Una linea curva graffita isola il volto, nel quale solo l'occhio è inciso, dando l'impressione di un elmo. Fondo riempito da motivo di piccoli punti a " tempesta di neve".

La ceramica corinzia si diffonde in tutto il bacino del Mediterraneo a partire dai decenni finali dell'VIII sec. a.C. con una continuità che non conosce flessioni fino attorno alla metà del VI sec., quando comincia a subire l'insostenibile concorrenza dei prodotti attici. La ceramica corinzia costituisce una delle classi vascolari più note ed importanti create in suolo greco. Suo centro di origine è la città di Corinto, che raggiunge in età arcaica una situazione commerciale particolarmente favorevole ed esporta in Grecia e fuori dalla Grecia i prodotti del suo artigianato con un'abbondanza senza precedenti. Durante il periodo dello stile protocorinzio e transizionale, dal 725 al 625 a.C. circa, i vasai di Corinto si distinguono per una capacità inesauribile di invenzione, tanto nella decorazione quanto nelle forme. Accanto a motivi di tradizione geometrica si affianca ben presto, nel corso del Il sec., una decorazione figurata ricca di motivi animalistici, floreali e fantastici, cui si alternano motivi puramente ornamentali o con funzione di riempitivi.
Ad un certo momento della produzione, dal secondo quarto del VII sec. fa la sua comparsa anche la figura umana e più frequenti sono i richiami al repertorio epico e mitologico.
Nello stesso tempo i vasai creano forme originali, di piccole dimensioni, destinate soprattutto alla commercializzazione di essenze profumate. Per questo uso vengono realizzati l'aryballos globulare, gli aryballoi ovoidi e piriformi e l'alabastron, prodotto a partire dal transizionale. Un'altra creazione originale dei vasai corinzi è la pisside cilindrica con coperchio, un oggetto assai raffinato per la conservazione di belletti o gioielli.
Alla ricchezza della decorazione figurata e alla varietà delle forme si aggiungono inoltre una vivace policromia e l'uso dell'incisione, che rende più nitidi e precisi i dettagli.
L'ultimo quarto del VII sec., che corrisponde allo stile detto corinzio antico, è testimone di metamorfosi profonde nel vasellame corinzio. Cominciano ad apparire vasi di ampie dimensioni destinati al servizio di mensa, come le olpai, le anfore e i crateri, talvolta decorati con protomi femminili.
Continua la tipica decorazione del fregio zoomorfo con animali reali o fantastici; ad essi si uniscono sempre più spesso, nel procedere del tempo – siamo già nella prima metà del VI sec. a.C. – e soprattutto nei vasi di maggiori proporzioni, cortei, scene generiche di combattimento, raffigurazioni mitologiche.
Lo stile policromo è ormai sostituito da un disegno abbastanza sciolto in cui si afferma la tecnica a figure nere e con maggiore evidenza si possono cogliere i contatti con la ceramica attica, che dopo la metà del secolo prenderà il posto di Corinto sui mercati del Mediterraneo.
L'eesemplare esaminato in questa scheda appartiene alla serie assai numerosa degli aryballoi di forma B1 con parata militare in armi: questo tema è presente nella ceramografia corinzia dal corinzio antico al corinzio tardo I sino verso la fine dei primo trentennio del VI sec. Chiarisce ulteriormente la cronologia di questo esemplare il riempitivo di piccoli punti a "tempesta di neve" che si insinuano tra i guerrieri in armi, ben attestato nel corinzio medio esso cade in disuso attorno al 570 a.C.
L'aryballos proviene da Atene, dono Ciavarini, (1878).
Inizi del Corinzio tardo. Attorno al 570 a.C.
Cfr. CVA Gela, I, tav. 42, 1-5, con numerosa bibliografia; Laurens, p. 87 sgg., nn. 33-35.

Bibliografia Lenzi F./ Pagliani M. L.
Carlo Venturini tra collezionismo e antropologia
Bologna
CLUEB
1982
pp. 29-31

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