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aryballos piriforme

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Viale Zaganelli, 2 Massa Lombarda (RA)
aryballos piriforme
argilla a incisione
argilla verniciatura
ambito greco
sec. VII a.C. (630 a.C. – 630 a.C.)
10.6 (a)

n. 197

Aryballos piriforme in argilla giallina, vernice bruna. Sul bocchello sono presenti tratti verticali disposti a raggera; sull'ansa quattro fasce orizzontali. Sul ventre squame con doppio contorno inciso in nove file, delimitate in alto e in basso da linguette continue anch'esse incise.

La ceramica corinzia si diffonde in tutto il bacino del Mediterraneo a partire dai decenni finali dell'VIII sec. a.C. con una continuità che non conosce flessioni fino attorno alla metà del VI sec., quando comincia a subire l'insostenibile concorrenza dei prodotti attici. La ceramica corinzia costituisce una delle classi vascolari più note ed importanti create in suolo greco. Suo centro di origine è la città di Corinto, che raggiunge in età arcaica una situazione commerciale particolarmente favorevole ed esporta in Grecia e fuori dalla Grecia i prodotti del suo artigianato con un'abbondanza senza precedenti. Durante il periodo dello stile protocorinzio e transizionale, dal 725 al 625 a.C. circa, i vasai di Corinto si distinguono per una capacità inesauribile di invenzione, tanto nella decorazione quanto nelle forme. Accanto a motivi di tradizione geometrica si affianca ben presto, nel corso del Il sec., una decorazione figurata ricca di motivi animalistici, floreali e fantastici, cui si alternano motivi puramente ornamentali o con funzione di riempitivi.
Ad un certo momento della produzione, dal secondo quarto del VII sec. fa la sua comparsa anche la figura umana e più frequenti sono i richiami al repertorio epico e mitologico.
Nello stesso tempo i vasai creano forme originali, di piccole dimensioni, destinate soprattutto alla commercializzazione di essenze profumate. Per questo uso vengono realizzati l'aryballos globulare, gli aryballoi ovoidi e piriformi e l'alabastron, prodotto a partire dal transizionale. Un'altra creazione originale dei vasai corinzi è la pisside cilindrica con coperchio, un oggetto assai raffinato per la conservazione di belletti o gioielli.
Alla ricchezza della decorazione figurata e alla varietà delle forme si aggiungono inoltre una vivace policromia e l'uso dell'incisione, che rende più nitidi e precisi i dettagli.
L'ultimo quarto del VII sec., che corrisponde allo stile detto corinzio antico, è testimone di metamorfosi profonde nel vasellame corinzio. Cominciano ad apparire vasi di ampie dimensioni destinati al servizio di mensa, come le olpai, le anfore e i crateri, talvolta decorati con protomi femminili.
Continua la tipica decorazione del fregio zoomorfo con animali reali o fantastici; ad essi si uniscono sempre più spesso, nel procedere del tempo – siamo già nella prima metà del VI sec. a.C. – e soprattutto nei vasi di maggiori proporzioni, cortei, scene generiche di combattimento, raffigurazioni mitologiche.
Lo stile policromo è ormai sostituito da un disegno abbastanza sciolto in cui si afferma la tecnica a figure nere e con maggiore evidenza si possono cogliere i contatti con la ceramica attica, che dopo la metà del secolo prenderà il posto di Corinto sui mercati del Mediterraneo. La ceramica protocorinzia è documentata nella collezione Venturini dall' aryballos piriforme a squame esaminato in questa scheda, un tipo di decorazione che insieme al motivo di baccellature, anch'esse eseguite a graffito, appare per la prima volta nel protocorinzio tardo, ma è attestato con maggiore frequenza nel transizionale (640-625 a.C. circa).
Il reperto proviene da Cetona, dono Petrilli (1850).
Protocorinzio – Attorno al 639 a.C.
Cfr. Bocci Pacini, pp. 148, 151, da Populonia con altri riferimenti al territorio etrusco; per il Lazio cfr. Ampolo, pp. 123, 125, n. 12; Colonna, p. 331, n. 7.

Bibliografia Lenzi F./ Pagliani M. L.
Carlo Venturini tra collezionismo e antropologia
Bologna
CLUEB
1982
pp. 29-31

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