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ritratto di Carla De Martini Toscanini

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Borgo Rodolfo Tanzi, 13 – Parma (PR)

Grosso Giacomo

1860/ 1938

dipinto

tela/ pittura a olio
cm.
75(a) 55(la)
sec. XX (1916 – 1916)

n. 156

Giacomo Grosso nato a Cambiano, Torino, nel 1860, fu allievo di Gilardi e Guastaldi all'Accademia Albertina di Torino. Fu efficace paesaggista, pittore di genere e di nature morte e soprattutto rinomato ritrattista. Dominatore della pittura torinese a cavallo dei duesecoli, amato, ricercato e soprattutto pagatissimo, nel secondo opoguerra fu operata da parte dei critici una lunga opera di demolizione critica. Una definitiva consacrazione è avvenuta solamente nel 1990, con una mostra monografica appa Promotrice, a cura di Giuseppe Luigi Marini. Grosso vinse innumerevoli premi internazionali: Parigi, Monaco, Vienna, Dresda e Venezia. La sua fama aumentò a dismisura nel 1895 quando espose alla I Biennale di Venezia "Supremo convegno".
Proprio il Presidente di quell'Accademia, il conte di Sambuy, raccomandò al sindaco Riccardo Selvatico di fare in modo che quel "quadro di ardita composizione fantastica" fosse sistemato in buona luce. Essendo Grosso uno degli artisti invitati alla Biennale, e conoscendone il valore, il primo cittadino non ebbe timore a rassicurare il conte a tal proposito, ma non intuiva certo "quali e quanti grattacapi doveva procurargli quel quadro!".
Il 10 aprile 1895 l'opera giunse all'Esposizione, e appena tolta dalla grande cassa stupì quanti la videro. Ambientata in una chiesa, raffigurava una camera ardente, con feretro e cadavere attorniati da cinque figure femminili completamente svestite. Nelle intenzioni del pittore torinese, la tela voleva rappresentare la fine di un dongiovanni. Se per chi doveva collocare l'opera, l'unica preoccupazione veniva dagli accesi contrasti di colore, che potevano disturbare la visione dei dipinti vicini, invece per la Presidenza dell'Esposizione il disagio era dato dal soggetto del quadro, che avrebbe potuto offendere la morale dei visitatori.
In pochi giorni la notizia aveva già fatto il giro della città, e molto si mormorava a proposito del soggetto di questo quadro, a cui non era stata ancora data una collocazione. Il Sindaco Selvatico decise di sottoporre la questione a una apposita commissione di letterati, formata da Enrico Panzacchi, Giuseppe Giacosa, Enrico Castelnuovo e Antonio Fogazzaro. La risposta arrivò tramite una lettera di Fogazzaro: "Vi rispondiamo unanimi: no, il dipinto non reca oltraggio alla morale pubblica".
Grosso morì a Torino nel 1938.
Firma dell'autore e dedica in basso a sinistra sul dipinto: "Ad Arturo Toscanini, G. Grosso, 916".

Altre informazioni

Tipo di caratteri: corsivo
Tecnica di scrittura: a pennello
Trascrizione: G. Grosso, 916

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