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busto di Alfredo Catalani

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Borgo Rodolfo Tanzi, 13 – Parma (PR)

Troubetzkoy Paul

1866/ 1938

scultura

bronzo/ incisione/ fusione
cm.
43(a) 28(la)
sec. XX (1900 – 1921)

n. 96

Alfredo Catalani (Lucca, 19 giugno 1854 – Milano, 7 agosto 1893) è stato un compositore d'opera italiano.
Dopo studi in Italia e a Parigi, Catalani si mise in vista presentando come saggio finale al conservatorio l'opera La falce, un breve lavoro eccentrico e vigoroso dal tono wagneriano, su libretto di Arrigo Boito. Ne fu entusiasta, in particolare, il pittore Tranquillo Cremona che, molto colpito da Catalani uomo e artista, lo supplicò di farsi ritrarre alle prese con la bella e ritrosa Lisetta Cagnoli, amata anche dallo "scapigliato" Carlo Dossi, in un intenso, vaporoso e tardoromantico dipinto conosciuto come L'Edera.
Giuseppe Verdi, invece, criticò duramente le sue composizioni.
Più avanti Catalani si mosse in una cornice vicina alla Scapigliatura Milanese e agli artisti più "progressisti", tenendo conto, oltre che della lezione di Richard Wagner, del rinnovamento sinfonico e del dramma lirico francese, ma da quest'impegno scaturirono solo alcune opere purtroppo considerate unanimemente secondarie dalla critica, anche se Dejanice fu lodata dal giovane Giacomo Puccini e poi diretta, a Lipsia, da Gustav Mahler. Catalani si stava intanto avvicinando a certe fantastiche atmosfere nordiche con Loreley (rifacimento dell'Elda) che purtroppo sarà rappresentata solo postuma, e soprattutto con La Wally del 1892, sua ultima opera.
Nel 1893, a soli 39 anni, il musicista morì di tubercolosi dopo una vita drammatica e tormentata e venne sepolto nel cimitero monumentale di Milano.
"Alfredo Caselli, nato a Lucca l'8 dicembre del 1865 da Carlo, agiato mercante morto nel 1902, era più un fratello che un amico per Giacomo Puccini, col quale era cresciuto sin dall'infanzia rimanendo costantemente in contatto con lui. Morì tre anni prima del compositore, in circostanze misteriose: il suo corpo privo di vita fu trovato il giorno di Ferragosto del 1921 all'interno di una tenda lussuosamente arredata e provvista di ogni conforto. Caselli l'aveva montata nei pressi di San Pellegrino in Alpe nell'alta Garfagnana, dove era abituato a trascorrere parte dell'estate quando non viaggiava per il mondo. I giornali del tempo dicono assai poco in merito alle circostanze del decesso, ma è assai probabile che il commerciante, sovente preda di forti depressioni e di stati d'animo maniacali, si fosse tolto la vita.
Negli anni precedenti egli aveva gestito il caffé di famiglia con annesso negozio di spezie sito nella centralissima via Fillungo, che è ancora oggi, col nome di Antico caffé Di Simo, uno dei salotti buoni di Lucca. Sin dai primi anni Ottanta questo luogo era un punto di ritrovo speciale per intellettuali ed artisti che lì convenivano attratti dall'amabile anfitrione, ben più gratificato da conversazioni colte che dal commercio. Fra loro, oltre a Giacomo e Michele Puccini, figuravano musicisti ben noti come Gaetano Luporini e Catalani, oltre al poeta Giovanni Pascoli e a tanti altri personaggi di spicco. Pascoli, in particolare, entrò in una sintonia pressoché totale con Alfredo sin dal 1898, anno in cui si conobbero, frequentandolo assiduamente e corrispondendo con lui sino alla morte, avvenuta il 6 aprile del 1912. Il poeta dedicò due poesie all'amico e, in particolare, una piccola ode che celebra la loro amicizia (Ad Alfredo Caselli) scritta nel 1902. Gli amici fecero incidere i primi due versi su un piccolo monumento in pietra, che posero nel luogo dove sorgeva la tenda in cui il droghiere-artista fu trovato morto." (testo tratto da Girardi M., Fu vero fiasco? oppure… Qualche osservazione sulla «Butterfly» scaligera nel 1904, in Verso Butterfly, Pavia, Cardano, 1997, pp. 73-88)

Altre informazioni

Tipo di caratteri: corsivo
Tecnica di scrittura: a incisione
Trascrizione: Paolo Troubetzkoi all'amico Alfredo Caselli

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