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Corano

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Via Frangipane, 6 – Bertinoro (FC)

Tabrizi Mir Ahmad

notizie 1718-1719

Corano

carta/ inchiostro
cm.
26.5(a) 16(la)
sec. XVIII (1718 – 1719)

n. 105

Corano manoscritto con traduzione interlineare in lingua persiana, fogli 322, 1131 AH (24 Novembre 1718-14 Novembre 1719 era cristiana). Testo: 6 righe in arabo, 6 in persiano, con parola di guardia fuori testo. Scrittura: naskhi per l'arabo e shekaste per il persiano. Inchiostro: nero e rosso per i caratteri di scrittura;oro e acquarello opaco per i titoli. Copista: Mir Ahmad Tabrizi.

Il Corano, in arabo Qur'an, (lettura, recitazione), è il libro sacro dei Musulmani. Secondo la tradizione islamica è stato rivelato al Profeta Muhammad (Maometto) nella notte tra il 26 e il 27 del mese di Ramadan del 610 d.c., mentre da un punto di vista storico l'elaborazione e la composizione del Corano fu un processo molto più lungo, che troverà termine solamente sotto il califfato di Utman, quasi venti anni dopo la morte del Profeta.
Composto da 114 capitoli (detti Sure) di lunghezza variabile da 3 a quasi 300 versetti, i Musulmani lo ritengono l'ultimo libro rivelato da Dio, a completamento e a parziale rettifica di quanto precedentemente affidato ai Suoi inviati, specialmente Mosè e Gesù. Sebbene lo considerino rivelato nel corso della Notte del Destino, i Musulmani sono consapevoli che diversi brani del testo sono stati poi ripresi in momenti successivi, indicando per ogni Sura o parte di essa, se appartenga al periodo meccano o medinese, e l'ordine con cui è stata rivelata. Le Sure, infatti all'interno del testo, trovano la loro sistemazione seguendo un ordine di lunghezza, dando la precedenza a quelle del periodo medinese.
La cultura araba considera come massima forma dell'espressione letteraria la poesia, risentendo del fascino del verso e della parola evocative: sotto questo punto di vista , il Corano, primo testo in prosa della letteratura araba, conserva uno stile, specialmente nelle Sure del periodo meccano, molto vicino a quello poetico, paragonabile, con i testi sapienziali della Bibbia. Nelle Sure del periodo medinese, durante il quale si vengono ad elaborare aspetti giuridici ed istituzionali fondamentali per l'Islam, il tono diventa più disteso e discorsivo. La parola è sempre quella di Dio, considerato dalla tradizione il vero e proprio "autore" del Corano e non soltanto il suo semplice ispiratore, esprimendosi tanto nella prima persona singolare e plurale (Io e Noi), quanto alla terza singolare (Egli), spesso in modo alternato all'interno di un singolo versetto.
Orgogliosa della bellezza formale del suo testo sacro, la teologia islamica ha sviluppato la teoria dell'inimitabilità del Corano, basando questa teoria su alcuni versetti che sfidano gli avversari di Muhammad a comporre qualcosa di simile.
Pur contenendo i fondamenti del credo e del culto musulmano, nella loro formulazione, il Corano manca quella sistematicità che sarà propria dei trattati teologici e dei manuali di diritto: difficilmente una Sura tratta di un singolo argomento, spesso i versetti non sono organicamente correlati, obbedendo in questo alla struttura stessa della lingua araba, dove prevalgono le coordinazioni sulle subordinazioni.
La predicazione del Corano segue le fasi ed i momenti della vita del profeta e può essere suddivisa generalmente in quattro periodi.
Il primo periodo meccano (610 d.c.-615 d.c.)
Si tratta del periodo che va dalla prima predicazione di Muhammad fino all'emigrazione di un primo gruppo di fedeli in Abissinia. I temi, tra loro strettamente correlati nel primo periodo di diffusione dell'Islam, sono il richiamo alla giustizia e la predicazione dei punti salienti del nuovo credo. In particolare, le Sure di questo periodo si scagliano contro le illusorie sicurezze derivanti dal possesso dei beni terreni e l'arroganza che ne consegue, nei cui confronti il Corano si esprime in toni non lontani da quelli usati nel Vangelo nel trattare dello stesso argomento. Il tono delle Sure di questo periodo è sostanzialmente cupo, tratteggiando il futuro degli uomini, sui quale incombe il Giudizio divino, a tinte fosche.
Il secondo periodo meccano (615 d.c.-619 d.c.) in cui, accanto ai temi del primo periodo che permangono, si tende a sottolineare maggiormente le affinità tra gli antichi profeti e la figura di Muhammad: si tratta di exempla di monito a coloro che avversavano o rifutavano la predicazione della nuova religione. Il testo sacro riporta puntualmente le reazioni scandalizzate degli increduli, che ritenevano il Profeta un "plagiario pazzo": un'accusa già rivolta ai messaggeri divini, che precedettero Muhammad. Il rapporto con la tradizione biblica precedente diventa più articolato: entrano all'interno del Testo Sacro, gli episodi riferiti alla creazione di Adamo, al rifiuto di Iblis di inginocchiarsi per rendergli omaggio, la conseguente caduta e perdono divino. A questo periodo, sono poi riferibili richiami maggiormente precisi alla tradizione cristiana: la vicenda di Maria, riportata nella prima parte della Sura XIX, in toni vicini a quelli presenti nei Vangeli Apocrifi. Dalla narrazione coranica, esce confermata la contestazione di Gesù quale "Figlio di Dio": a nessuno è riconosciuta una posizione, che possa intaccare l'idea dell'assoluta trascendenza di Allah. Alle polemiche con le precedenti religione rivelate, prevalgono ancora le tensioni con i pagani ed i politeisti.
Terzo periodo meccano (619 d.c.-622 d.c.)
Le Sure del periodo immediatamente precedente l'égira del 622 d.c. rispecchiano le tensioni destinate ad esplodere tra la comunità dei credenti e l'ambiente meccano, saldamente radicato nella fede politeista. Gli inviti alla moderazione ed alla pazienza di questo periodo fanno presupporre il tentativo da parte di Muhammad di evitare una rottura definitiva con le principali tribù della Mecca. Si ribadisce la santità del Tempio della Mecca, la cui costruzione si lega in questo periodo alla figura di Abramo, primo sincero monoteista, ed al figlio Ismaele. I rapporti con le figure bibliche tende a rafforzarsi tanto che le vicende del Profeta sono sovrapposte a quelle dei personaggi dell'Antico Testamento: il messaggio coranico tende, in questo periodo, a collocarsi nel solco delle tradizioni monoteistiche precedenti; la stessa figura di Muhammad sarebbe stata preannunciata dalle scritture precedenti. Di fronte invece al tema dell'incredulità dei pagani si fanno più vibranti le invocazioni all'abbandono al volere divino. Al tempo stesso, si prospettano gli elementi della futura rottura: i credenti sono definiti un nuovo popolo e, dunque, alternativi alla comunità precedente, fondata essenzialmente su vincoli di parentela ed alleanza.
Il periodo medinese (622 d.c.- 632 d.c.)
Si tratta del decennio che va dall'ègira alla morte del Profeta: le Sure di questo periodo, pur mantenendo ancora uno stile vicino alla poesia, si tendono a contraddistinguere in modo netto rispetto alle precdenti per un tono maggiormente discorsivo e sistematico. Muhammad accentua il carattere normativo del Testo sacro, pur inframmezzando il ritmo narrativo con l'evolversi degli eventi che avrebbero portato alla definitiva affermazione dell'Islam su tutta la Penisola Arabica. La Sura della Giovenca riassume a pieno il tono del testo coranico del periodo medinese: in essa, si ribadisce la necessita di un'adesione sincera e totale dei fedeli alla religione, mettendoli in guardia dalle adesioni degli ipocriti e degli opportunisti. Più serrato, è il dibattito con i fedeli ebrei e cristiani, ai quali la Sura II comunque garantisce importanti rassicurazioni. L'Islam rafforza il suo ruolo di fede che porta a compimento le precedenti: il richiamo alla figura di Abramo si gioca sul ruolo di primo fedele monoteista svolto dal patriarca, che è visto come il primo musulmano nel senso etimologico del termine, cioè di "fedele sottomesso a Dio". Dato il nuovo ruolo politico assunto dal Profeta, il Corano in questo momento si arricchisce di una serie di norme che regolano la vita della comunità anche sotto l'aspetto del diritto penale e privato: è nel periodo medinese, che l'aspetto giuridico dell'Islam prende il sopravvento su quello speculativo. Per quanto riguarda il culto, le norme relative ai Cinque Pilastri dell'islam, sono solamente accennate e mancano ancora di quella organicità che assumeranno solo in seguito. Lo stesso credo è solamente abbozzato con norme di comportamento molto generali.
Probabilmente la Sura della Mensa è l'ultima ad essere compilata, in particolare, dove ritornano le parole di commiato del profeta dalla comunità dei credenti: "Oggi v'ho resa perfetta la vostra religione, e ho compiuto su voi i Miei favori, e M'è piaciuto darvi per religione l'Islam" (V, 3).

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