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Cacciata di Adamo ed Eva

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Via Frangipane, 6 – Bertinoro (FC)

Messina Francesco

1900/ 1995

scultura

gesso/ patinatura
cm.
260(a) 295(la) 137(p)
sec. XX (1956 – 1956)

n. 1

Francesco Messina nasce a Linguaglossa, Catania, il 15 dicembre 1900 e muore a Milano nel 1995. Ancora in fasce si trasferisce con la famiglia a Genova, dove vive nella città antica, abitata da "parte di quella umanità che si direbbe, a prima vista,abbandonata da Dio: mendicanti, prostitute, ladri e, fra questi, qualche famiglia di operai poveri come noi".
Dagli otto ai tredici anni compie il suo apprendistato presso la bottega del marmista Callegari, per poi iscriversi all'Accademia Linguistica di Belle Arti. Sono anni particolarmente intensi dal punto di vista formativo: il contatto con gli ambienti poveri della città unito alle profonde suggestioni artistiche e letterarie del cimitero di Staglieno lasceranno tracce fondamentali per comprendere lo stile immediato, a diretto contatto con il vero, che contraddistinguerà le opere del Messina della maturità. Chiamato alle armi nel Gennaio del 1918, è congedato l'anno successivo: lo scultore inizia ad esporre a Milano, Roma, Napoli e Venezia, intessendo una serie di rapporti duraturi con Eugenio Montale e Carlo Carrà. In questi anni completa la sua formazione culturale attraverso lo studio delle opere esposte nei più importanti musei d'Europa. A Parigi stringe rapporti con De Chirico, Campigli, De Pisis e Savinio. Margherita Sarfatti lo inserisce nel gruppo Novecento, destinato a percorrere le principali città del Vecchio Continente e degli Stati Uniti. Matura un linguaggio artistico vicino ai grandi classici del Rinascimento italiano, da Filippo Brunelleschi a Jacopo della Quercia, con cui affrontare i valori della modernità: Messina non è appagato dalla keatsiana consapevolezza che il bello costituisce il tutto il sapere che è dato all'uomo. Come per Campigli, la sua tendenza all'antico non è evasione dalla realtà attuale, ma la risposta ad un bisogno profondo. La sua ricerca che si compirà alla fine degli anni Venti ed all'inizio dei primi Trenta è mirata a scoprire la parte di divino che esiste nella sfera umana, attraverso uno stile che si contraddistingue per un approccio profondamente realistico: Antonio Paolucci lo ha definito "il testimone della pura carnalità, della gioia di vivere. Nessuno tra gli artisti di questo secolo ha saputo essere altrettanto solare e pagano [.]". A fianco di questa calda solarità, Messina si ferma a riflettere sui limiti della nostra esistenza, interrogandosi sul peso del nostro cammino. In questa ottica si inserisce l'opera esposta presso il Museo Interreligioso.
Le due figure di Adamo ed Eva dopo il peccato sono un'immagine impressionante dell'uomo lasciato a se stesso: si aggrappa inutilmente al suo simile, come Eva, e brancola pauroso nel vuoto, come Adamo. Il male produce smarrimento. Ô interessante notare come lo scultore abbia posto in rilievo le fasce muscolari dei personaggi, per rendere l'idea della consapevolezza della nudità da parte di Adamo ed Eva dopo aver mangiato dell'albero del Bene e del Male.
Il gruppo di Adamo ed Eva rappresenta un altro aspetto dell'indagine dello scultore nei confronti dell'opera più importante della creazione divina: l'evidente fisicità dei corpi, indagata in modo quasi maniacale, la coloritura rossa stesa al termine della fusione a cera persa, celebrano da una parte la grandezza dell'opera divina, e, al tempo stesso, la solitudine dell'uomo che si trova abbandonata a sé stesso, nel momento in cui ha cercato di sostituire sé stesso a Dio. Il movimento di Eva, che si nasconde dietro ad Adamo, il quale a sua volta si copre il volto, mostrano un elemento fondamentale per comprendere il cammino del rapporto tra Dio e l'uomo: Messina evidenzia il sentimento della vergogna, che, sottolineando come la prima disobbedienza verso i precetti divini sia stata un atto volontario. In questo modo, emerge un punto essenziale delle religioni monoteistiche: l'uomo è creato libero di decidere tra il bene e il male, dal momento che gli insegnamenti si possono affidare solamente a chi può scegliere se seguirli o rifiutarli, le religioni concordando sull'idea che la conoscenza rappresenti il primo dono che Dio ha fatto all'uomo.

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