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aratro

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Corso della Repubblica, 72 – Forlì (FC)

aratro

[partighér]

strumenti e accessori

legno di olmo intaglio/ incastro

ferro forgiatura/ inchiodatura

cm
106.5 (a) 69 (la) 275 (l)
metà sec. XIX

Grosso e pesante aratro in legno, che si rifà ad una antica tipologia romana, con vomere singolo; coltro, vomere e versoio in ferro. La bure (timone) termina nella larga stegola che nella parte superiore si biforca con due impugnature. Nella parte inferiore la stegola è fissata nel massiccio ceppo che termina con due ali in ferro. La bure è unita al ceppo attraverso un profime regolabile mediante una grande vite. Durante il lavoro, agendo sulla vite, è possibile regolare la profondità del solco. Nella bure sono presenti sei buchi in cui sono inseriti un grosso chiodo, un martelletto ed un'asta a sezione rettangolare con parte superiore ricurva.

Funzione: incorporare i resti della precedente coltura nel suolo, abbattere la presenza di erbe infestanti e dissodare e frammentare il terreno in previsione della successiva semina

L'aratro poteva essere trainato da un minimo di due a un massimo di sei vacche, era necessario l'impiego di due persone: una addetta alle bestie, l'altra all'aratro. Il coltre taglia verticalmente la terra; il vomere, a forma di pala, compie il taglio orrizzontale e il versoio (o orecchione) capovolge la zolla e la frantuma.

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