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aratro scavafossi

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Corso della Repubblica, 72 – Forlì (FC)

aratro scavafossi

[milot]

strumenti e accessori

ferro forgiatura/ inchiodatura/ avvitatura

legno intaglio/ tornitura/ incastro

cm
102 (a) 110 (la) 240 (l)
inizio sec. XX

Aratro con carrello snodabile fornito di due ruote di diverse dimensioni. La più piccola è detta "di campo", la più grande "di solco". E' dotato di dispositivi per regolare la profondità e la larghezza del solco, e l'inclinazione del corpo. L'aratro è formato dalla bure, che regge il coltro, robusto coltello che taglia verticalmente la terra. La bure termina nell'aratro vero e proprio. La parte più in bassa è il vomere che taglia orrizzontalmente la terra. Il vomere posa e striscia sulla terra appoggiandosi su due guide (la piu corta è il versoio, per capovolgere la zolla e frantumarla). L'aratro è retto mediante due manici che terminano in due impugnature in legno. Una di esse è protetta da un'ala che serve sia a difendere la mano quando si lavora in prossimità di piante, sia a far scivolare l'attrezzo capovolto quando si cammina senza lavorare, al termine dei solchi. Alla bure è collegata una grossa catena che viene fissata, mediante uno dei suoi anelli, tenendola più o meno lunga a seconda della profondità dell'aratura che si vuole avere, ad un gancio posto sotto il carrello. E' su questa catena e su questo gancio che si esercita tutto lo sforzo del tiro. La catena è assicurata alla bure tramite un travetto in ferro terminante su due uncini laterali.

Funzione: incorporare i resti della precedente coltura nel suolo, abbattere la presenza di erbe infestanti e dissodare e frammentare il terreno in previsione della successiva semina

Questo tipo di aratro prende il nome dal suo inventore (Melot).

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