
n. 3244
Artista, pittore e fotografo italiano, nasce a Roma nel 1938.
Fratello di Francesco Lo Savio, frequentato l'Istituto d'arte di Roma e diplomatosi in fotografia nel 1957, si formò sull'esempio di Cy Twombly e della pittura gestuale e informale. La sua prima mostra è del 1959, insieme a Franco Angeli e Giuseppe Uncini, presso la galleria La Salita di Roma, dove, nel 1961, terrà la sua prima esposizione personale. La sua prima produzione pittorica si muove all'interno della rappresentazione geometrica monocroma, in carta su tela, che assume sempre maggior forza espressiva, infatti si interessa di rielaborare gli oggetti, estrapolati dalla loro quotidianità, e quindi percepiti nella loro essenza: persiane, porte, finestre, armadi e specchi che non svolgono più la loro funzione di oggetti ma, in quanto dipinti, sono pittura. Nel 1963 la Galleria La Tartaruga di Plinio dé Martiis si trasferisce a piazza del Popolo e organizza la mostra "13 artisti a Roma", quegli stessi che diedero vita alla cosidetta "scuola di piazza del Popolo" (Festa, Angeli, Schifano, Fioroni, Pascali, Lo Savio, Mambor, Kounellis, Tacchi e Bignardi). Come un artista popolare, (così egli definiva la sua attività in quegli anni), Festa dirige ora la sua ricerca verso l'analisi della tradizione artistica italiana del Rinascimento, estrapolando e facendo citazioni dall'opera di Michelangelo.
Nella metà degli anni Sessanta lavora infatti a grandi pannelli dove appaiono, seguendo la tecnica fotografica, isolati stralci dagli affreschi della Cappella Sistina e dalle tombe medicee realizzati con pittura a smalto su tela emulsionata.
Nel 1966 viene invitato ad una importante mostra a Milano, dedicata al cinquantenario del Dadaismo.
Qui conosce artisti come Arp e Man Ray. Festa tramuta i suoi oggetti dipinti in pittura di oggetti e continua a lavorare sulla fotografia.
Nel corso degli anni settanta viene quasi dimenticato dai critici e dai galleristi, benché sia sempre presente alle manifestazioni artistiche di rilievo.
Negli anni ottanta, dopo un lungo periodo di isolamento, riesce a trovare nuovi impulsi creativi. Realizza la serie Coriandoli, enormi tele fatte di tanti puntini di carta lanciati sulla tela ricca di materia pittorica. Riscopre, inoltre, una nuova figurazione espressa nel segno e nel gesto duro e tagliente.
Il nuovo lavoro di Festa è legato, in questi ultimi anni, all'espressionismo, riletto e adattato alla sua volontà, di artisti come Munch, Ensor, Bacon e Matisse. Ma in Festa esiste anche la solitudine e il vuoto.
La critica, attratta da questa rinnovata creatività, si interessa di nuovo al suo lavoro. Nel 1980 partecipa infatti alla XL Biennale di Venezia e nel 1982 è presente alla mostra Artisti italiani contemporanei 1950-1983 e diverse sono le mostre personali che vengono allestite.
Tano Festa, dopo una lunga malattia, muore a Roma il 9 gennaio 1988.