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Burri
Burri

Bianco plastica

Burri
Burri
Via Don Giovanni Minzoni, 14 – Bologna (BO)
1915/ 1995
dipinto
tavola/ pittura a colori acrovinilici/ politene
cm
122(a) 107(la) 6,5(p)
sec. XX (1969 – 1969)

n. 56040

Dopo la laurea in medicina, conseguita nel 1940, nel corso della seconda guerra mondiale viene fatto prigioniero dagli inglesi e portato nel campo di concentramento di Hereford (Texas), qui, utilizzando materiali di fortuna, comincia a dipingere. Tornato in Italia nel 1946, si trasferisce a Roma, dove l'anno successivo, alla galleria La Margherita, tiene la sua prima personale. Nel 1948, espone sempre nella stessa galleria, le prime opere astratte: Bianchi e Catrami. Nel 1949 realizza SZ1, il primo Sacco stampato. Nel 1950 comincia con la serie le Muffe e i Gobbi e utilizza per la prima volta il materiale logorato nei Sacchi. Nel 1949 Burri partecipa alla fondazione del Gruppo Origine, insieme a Mario Ballocco, Giuseppe Capogrossi ed Ettore Colla. Il gruppo, scioltosi nel 1951 continuò ad operare fino al 1956 come Galleria Origine. Fu amico e collega di Brajo Fuso, artista perugino, col quale teneva animate discussioni su tecniche e materiali.
Nel 1952 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia, presentando l'opera il Grande Sacco. Con le mostre di Chicago e New York del 1953 inizia il grande successo internazionale. Nel 1954 realizza piccole combustioni su carta. Continua a utilizzare il fuoco anche negli anni successivi, realizzando Legni (1956), Plastiche (1957) e Ferri (1958 circa). Nel 1955 espone all'Oakland Art Museum e alla VII Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma.
Nel 1964 vince il premio Marzotto. Nel 1965 inizia a lavorare ai Cellotex. Nel 1973 inizia il ciclo dei Cretti e su questo filone colloca l'immenso sudario di cemento con cui rivestì i resti di Gibellina in un mirabile esempio di land art. Al 1979 risalgono i Cicli, che domineranno tutta la sua produzione successiva. Il primo, intitolato Il Viaggio, viene esposto negli Ex-Seccatoi del Tabacco di Città di Castello. Presenterà altri cicli a Firenze (1981), Palm Springs (1982), Venezia (1983), Nizza (1985), Roma, Torino (1989) e Rivoli (1991).
Nel 1981 viene inaugurata la Fondazione Burri in Palazzo Albizzini a Città di Castello, con una prima donazione di 32 opere. Queste sono esposte principalmente in due sedi. La prima, quella di "Palazzo Albizzini", ha una superficie di 1660 m² ed è stata inaugurata nel 1981. La seconda che ospita i "grandi cicli pittorici" dell'artista, è il frutto del recupero architettonico di un'area industriale inutilizzata, gli "ex seccatoi del tabacco" ed è stata inaugurata nel 1990.
Burri muore a Nizza nel 1995.

I crateri neri creati dal fuoco sono interruzioni, per lo più circolari, del tessuto pittorico e della superficie, una sorta di cauterizzazione di un’ulcera. Come se l’artista creatore, dopo aver provocato la ferita, la volesse curare rendendola inerte. Il segno, creato dalla combustione, interviene e svela la dialettica compositiva che contrappone il lucido brillante della plastica, all’opacità del frammento nero che compenetra il fondo bianco. Le gradazioni cromatiche ottenute creano una ripartizione spaziale equilibrata in un passaggio graduale, privo di dramma. L’insieme viene percepito come una sorta di disvelamento da cui emergono sulla superficie scabrosa del cellotex, frammenti di realtà.

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