
Filippi Sebastiano detto Bastianino
1532 ca./ 1602
dipinto
n. LU002b (AUSL Ravenna)
La commissione al Bastianino della tavola con La caduta di san Paolo è generalmente datata a poco dopo il 1565, e rientra negli interventi promossi da Francesco d'Este, marchese di Massa Lombarda, a favore della chiesa di San Paolo, suo futuro luogo di sepoltura. Il dipinto fu posto a ornamento del Coro della Cappella Maggiore, dove rimase fino al 1837, quando, a causa dei danni dovuti all'umidità del muro, fu staccato e provvisoriamente alloggiato presso il Municipio. Al suo posto fu collocata una copia realizzata dal pittore centese Pietro Candi. Nel 1863 il quadro fu oggetto di un primo intervento di restauro: vista la fatiscenza del legno del supporto, esso fu trasposto su tela e subì una dannosa operazione di ridipintura a opera di Orfeo Orfei, pittore di Massa Lombarda. Gli interventi del secolo scorso, a cura della Soprintendenza di Bologna, hanno eliminato le sovradipinture ottocentesche e uniformato i toni scompensati. La travagliata vicenda spiega l'attuale stato di conservazione del dipinto, compromesso da diverse cadute di colore e da un generale impoverimento della sostanza cromatica. Queste condizioni non impediscono però di leggere nell'opera, come ha giustamente indicato la Bentini, "una delle poche opere del Bastianino da ritenere toccata interamente dal linguaggio della 'maniera' internazionale" (Bentini in Ferrara 1985, p. 127). Formatosi sugli esempi della scuola ferrarese della prima metà del Cinquecento, Bastianino mostra nelle realizzazioni della piena maturità, a partire soprattutto dagli anni settanta, l'influenza della maniera michelangiolesca e la piena adesione a una resa possente e monumentale della figura umana. L'opera in questione è esemplificativa di questo momento di trapasso: legata da Francesco Arcangeli alle suggestioni della Cappella Paolina e condizionata da un rapporto "più soppesato, più letterale, meno felice" col Buonarroti (Arcangeli 1963, p. 32), essa mostra in realtà più tangenze con l'ambiente bolognese. A differenza di Michelangelo, che priva la sua scena di un razionale impianto compositivo in favore di un'alternanza sgomenta di pieni e di vuoti, Bastianino scandisce in modo chiaro i piani del suo dipinto: in primo piano la figura stesa di San Paolo, in secondo piano il cavallo che, con il suo impennarsi in diagonale, accompagna lo sguardo dell'osservatore verso lo sfondo, mentre le figure degli astanti si dispongono su file laterali a quinta scenografica della composizione. La posa del santo a terra e, soprattutto, la centralità del cavallo bianco, denotano la conoscenza e la ripresa del modello di Parmigianino ne La caduta di san Paolo realizzato a Bologna per Giovannandrea Bianchi. Di questo artista Bastianino non coglie però il nervosismo grafico e la raffinata eleganza della stesura pittorica, prediligendo una resa monumentale attraverso la descrizione di corpi possenti e grevi. Più che a Michelangelo, questo modo di delineare la figura testimonia il rifarsi dell'artista soprattutto all'esempio di Pellegrino Tibaldi, attivo a Ferrara nel 1560. Sue sono infatti le muscolature insistite delle figure degli astanti, nonché alcune pose come quella del personaggio di spalle alla destra della composizione. E dal Tibaldi deriva anche la gamma cromatica, gli "azzurri, rossi smaglianti, ori, il candore del cavallo (che) paion voler dare un risalto gioioso all'azione dove il Marchese di Massa, fulvo principone, non s'è peritato di assumere gli aspetti, questa volta, di san Paolo, ma senza rinunciare alla lorica, alla galea crestata e sbalzata come in un Verrocchio, al ginnetto donatogli dall'Imperatore". Si tratta di elementi definiti da Arcangeli una "scoperta caricatura" (Arcangeli 1963, p. 32), spiegabili solo a partire da una ripresa di modi tibaldeschi. E' questo il momento dell'arte di Bastianino dove tutto, dalla cromia vivace alla figura michelangiolesca definita nei suoi contorni, ancora tiene, prima che la suggestione del Tiziano più tardo porti l'artista a sfaldare la stesura pittorica e a corrodere la forma nelle opere degli ultimi vent'anni del Cinquecento. (da Marcella Culatti in Le Arti della Salute, III.12, pp. 302-303).
Bibliografia
Campanini G./ Guarino M./ Lippi G. (a cura di)
Le Arti della salute, il patrimonio culturale e scientifico della sanità pubblica in Emilia-Romagna
Milano/ Genève
Skira
2005
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Bibliografia
Lippi G. (a cura di)
Non solo pietà Opere d’arte dagli ospedali della provincia di Ravenna
Ravenna
Longo
1997
pp. 56-57
Bibliografia
Bentini J.
Bentini J. (a cura di)
Sebastiano Filippi detto il Bastianino, profeti e arcangeli
Bastianino e la pittura a Ferrara nel secondo Cinquecento
Bologna
Nuova Alfa Editoriale
1985
pp. 117-120
Bibliografia
Vasina A.
La Romagna estense
Studi Romagnoli
1970
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Bibliografia
Arcangeli F.
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Milano
Amilcare Pizzi
1963
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Bibliografia
Galanti L.
Di alcune confraternite massesi
Il nostro San Paolo
Massa Lombarda
1995-1996
nn. 4-5, 95; nn. 1-3, 96
pp. 77, 79-80, 258
Bibliografia
Frizzi A.
Memorie per la storia di Ferrara.
Ferrara
Presso Abram Servadio Editore
1848
pp. 275-305
Bibliografia
Baruffaldi G.
Vite de’ pittori e scultori ferraresi scritte dall’arciprete Girolamo Baruffaldi [1697-1722 ca.] con annotazioni
Ferrara
Taddei
1844-1846
pp. 441-443