Tagliatelle (fotografia di Mathias Braux)
Ampolle di aceto balsamico di Modena (fotografia di Paolo Squarzoni)
Acetaie (fotografia proveniente dal Comune di Modena)
Parmiggiano Reggiano (fotografia di Mie Manferrari)
Cappellacci di zucca ferraresi (fotografia di Lungoleno)

Cucina italiana - UNESCO

Il progetto
Patrimonio UNESCO in Emilia-Romagna

Il progetto “Patrimonio UNESCO in Emilia-Romagna” nasce dalla profonda vocazione della Regione a preservare e valorizzare il proprio patrimonio culturale e naturale e la sua unicità. L’obiettivo è offrire un punto di accesso privilegiato ai temi del Patrimonio Mondiale e all’universo dei riconoscimenti UNESCO presenti sul territorio, creando strumenti di conoscenza, approfondimento e promozione. Ogni sito viene presentato all’interno del portale PatER attraverso schede che ne raccontano l’Eccezionale Valore Universale, i riconoscimenti ricevuti, gli aspetti storici, artistici, culturali e naturalistici e le relazioni con altri beni collegati nel Catalogo regionale del patrimonio.

Oltre ai siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale, l’UNESCO annovera beni e tradizioni riconosciuti come Patrimonio Culturale Immateriale, inseriti nel programma “Memoria del Mondo” e nei luoghi “Messaggeri di una cultura di Pace”, a testimonianza della pluralità e ricchezza di espressioni culturali che caratterizzano l’Emilia-Romagna.

In questo quadro si inserisce la Legge nazionale n. 77 del 2006, che prevede misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, rafforzando l’impegno dello Stato e delle Regioni nella loro salvaguardia e valorizzazione. Fondamentale riferimento è la “Convenzione del Patrimonio Mondiale” del 1972, che impegna gli stati membri a proteggere i beni culturali e naturali riconosciuti come patrimonio dell’umanità, per trasmettere alle generazioni future un’eredità fragile e preziosa, la cui scomparsa provocherebbe la perdita di una testimonianza unica e universale, appartenente a tutti i popoli.

Raccontando e connettendo i propri siti UNESCO all’interno del Catalogo regionale del patrimonio culturale, la Regione favorisce la diffusione della loro conoscenza e rafforza, nella coscienza collettiva, la necessità vitale di tutelarli e valorizzarli.



Iniziative dell'UNESCO
Patrimonio Culturale Immateriale - Lista Rappresentativa
Notizie
In Italia il cibo non è mai soltanto nutrimento, si configura piuttosto come un linguaggio complesso capace di narrare la varietà dei territori, l’avvicendarsi delle stagioni e il calore delle tradizioni attraverso il rito quotidiano della tavola. Questa profonda radice culturale ha trovato nel 2025 il suo più alto riconoscimento internazionale con l’iscrizione della cucina italiana nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO, un titolo che celebra un intero ecosistema di saperi, valori e pratiche conviviali attraverso cui si definisce l’identità della Penisola.
In questo scenario l’Emilia-Romagna, con la sua centralità non solo geografica, si pone come un vero e proprio ombelico del gusto: qui l’arte del convivio si manifesta in un dialogo incessante tra la memoria del gesto e lo slancio dell’innovazione. È un connubio che germoglia nell’intimità dei saperi domestici per poi fiorire nelle filiere d’eccellenza, le stesse che proiettano la regione ai vertici europei per numero di riconoscimenti DOP (Denominazione di origine protetta) e IGP (Indicazione geografica protetta). Ma il patrimonio culinario di questo territorio non risiede solo nei sigilli di garanzia, è un’eredità che si nutre anche del brusio di botteghe artigiane, della vitalità dei mercati e dell’energia di feste popolari, dove il cibo si conferma come il più potente collante sociale.
Ogni provincia contribuisce a questo corale simposio con specialità che sono diventate portavoce della cultura italiana nel mondo. A Bologna l’importanza della tradizione è sancita da precisi parametri tecnici: l’altezza della vera tagliatella, per esempio, di ottiene dividendo per 12.270 quella della Torre degli Asinelli e la misura è ufficialmente depositata alla camera di commercio. Fu lo stesso Pellegrino Artusi a sottolineare questo legame indissolubile tra il capoluogo e la sua cucina, citando il celebre adagio “conti corti e tagliatelle lunghe”, a testimonianza di una cultura fondata sulla generosità della tavola. Accanto alla pasta all’uovo, sotto le Due Torri spicca la mortadella, che ha origini in epoca romana, quando per amalgamare carni selezionate e spezie si utilizzavano i mortai (da cui il nome mortarium). Questo salume figura anche tra gli ingredienti per il ripieno dei tortellini, la cui paternità è storicamente contesa tra Bologna e la vicina Modena. Quest’ultima, tuttavia, vanta l’esclusiva sull’aceto balsamico, prodotto che affonda le radici nel Medioevo e deve la propria unicità a fattori invisibili e non replicabili: il microclima delle terre viticole e il rigoroso scorrere del tempo nelle acetaie, che hanno reso questo “oro nero” alimento DOP e IGP.
Proseguendo lungo la Via Emilia il paesaggio si fonde con la storia del parmigiano reggiano, un formaggio la cui tecnica di produzione è rimasta pressoché invariata per oltre nove secoli, fin da quando i monaci benedettini iniziarono a trasformare il latte in un prodotto capace di sfidare i decenni. Mentre Parma consolida il suo ruolo di “Città creativa per la gastronomia” attraverso il sistema dei “Musei del Cibo”, Piacenza conserva un’identità legata alla civiltà contadina, visibile in produzioni DOP come i salumi o in piatti di solida tradizione come i pisarei e fasò. All’altro capo della tavola regionale anche Ferrara partecipa a questo ideale banchetto con i suoi cappellacci di zucca, che forse devono la forma ai copricapi indossati dai contadini in epoca estense: a ricordo delle lontane origini di questa specialità, il contrasto tra la dolcezza della zucca e la sapidità del condimento riflette ancora oggi l’antico gusto rinascimentale per l’agrodolce.
Spostandosi verso l’Adriatico il paesaggio cambia e la cucina si fa più solare e immediata, trovando uno dei suoi simboli nella piadina, che il poeta Giovanni Pascoli definì con affetto “il pane nazionale dei Romagnoli”. A Forlimpopoli il percorso di valorizzazione intrapreso dalla Regione Emilia-Romagna per promuovere e propiziare il riconoscimento UNESCO è stato coronato dal protocollo d’intesa siglato con la Fondazione Casa Artusi: un accordo che sancisce il ruolo della gastronomia come volano di sviluppo sostenibile, educazione e promozione sociale. Casa Artusi, centro di cultura gastronomica e custode dell’eredità di Pellegrino Artusi, si conferma il luogo simbolo della cucina domestica italiana, continuando a diffondere una visione del cibo fondata sulla consapevolezza e sulla qualità. La sinergia con l’ente regionale mira a strutturare progetti di formazione, tutela delle produzioni locali ed educazione alimentare, creando una sintesi virtuosa tra il recupero della tradizione culinaria, il turismo culturale e le più moderne istanze di innovazione territoriale.
In questo quadro complessivo, la cucina emiliano-romagnola non appare come un patrimonio cristallizzato, ma come una pratica viva, capace di adattarsi ai cambiamenti senza perdere la propria identità. Il riconoscimento UNESCO rafforza questa consapevolezza e l’estende alla Penisola intera, invitando a considerare il cibo non solo un’eccellenza produttiva, ma anche un bene culturale condiviso, che si rinnova ogni giorno nei gesti semplici della preparazione, nell’incontro tra le persone e nel rispetto del territorio.

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