Campanaro della chiesa (fotografia di C.Ghaxaq)
Campana (fotografia di Marquise de Photographie)
Campane, dettaglio dal basso (fotografia di Matteo Colla)
Campanile, dettaglio di una campana (fotografia di Diego Achío)
Scorcio su campanile della Cattedrale di Bologna (fotografia di Roberto Carisi)
Supporti per le campane, dettaglio (fotografia di Evelyn Simak)
Rintocco delle campane, Unione Campanari Bolognesi (fotografia di Elena Selmo)
Campanari, Unione Campanari Bolognesi (fotografia di Elena Selmo)
Don Camillo - 1951, Museo Peppone e Don Camillo (fonte PatER)

L’Arte campanaria tradizionale - UNESCO

Il progetto
Patrimonio UNESCO in Emilia-Romagna

Il progetto “Patrimonio UNESCO in Emilia-Romagna” nasce dalla profonda vocazione della Regione a preservare e valorizzare il proprio patrimonio culturale e naturale e la sua unicità. L’obiettivo è offrire un punto di accesso privilegiato ai temi del Patrimonio Mondiale e all’universo dei riconoscimenti UNESCO presenti sul territorio, creando strumenti di conoscenza, approfondimento e promozione. Ogni sito viene presentato all’interno del portale PatER attraverso schede che ne raccontano l’Eccezionale Valore Universale, i riconoscimenti ricevuti, gli aspetti storici, artistici, culturali e naturalistici e le relazioni con altri beni collegati nel Catalogo regionale del patrimonio.

Oltre ai siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale, l’UNESCO annovera beni e tradizioni riconosciuti come Patrimonio Culturale Immateriale, inseriti nel programma “Memoria del Mondo” e nei luoghi “Messaggeri di una cultura di Pace”, a testimonianza della pluralità e ricchezza di espressioni culturali che caratterizzano l’Emilia-Romagna.

In questo quadro si inserisce la Legge nazionale n. 77 del 2006, che prevede misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, rafforzando l’impegno dello Stato e delle Regioni nella loro salvaguardia e valorizzazione. Fondamentale riferimento è la “Convenzione del Patrimonio Mondiale” del 1972, che impegna gli stati membri a proteggere i beni culturali e naturali riconosciuti come patrimonio dell’umanità, per trasmettere alle generazioni future un’eredità fragile e preziosa, la cui scomparsa provocherebbe la perdita di una testimonianza unica e universale, appartenente a tutti i popoli.

Raccontando e connettendo i propri siti UNESCO all’interno del Catalogo regionale del patrimonio culturale, la Regione favorisce la diffusione della loro conoscenza e rafforza, nella coscienza collettiva, la necessità vitale di tutelarli e valorizzarli.



Iniziative dell'UNESCO
Patrimonio Culturale Immateriale - Lista Rappresentativa
Notizie
Alle porte di borghi e città le chiese non parlano soltanto dalle facciate in laterizio, ma anche attraverso le voci delle loro campane. È un linguaggio antico, fatto di rintocchi e silenzi, riconosciuto nel 2022 dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale: un percorso avviato in Spagna e dal 2024 esteso pure all’Italia, a testimonianza del valore universale dell’arte campanaria tradizionale.
Elemento distintivo nel paesaggio rurale, il campanile ha per secoli scandito il tempo religioso e civile: annunciava il lavoro e il riposo, i momenti di festa, di quiete e di allerta, oltre a quelli dedicati alla preghiera. Fra le mura di queste torri è andata a consolidarsi un’usanza complessa, alimentata da generazioni di campanari che hanno affinato perizia e coordinazione, tanto da trasformare le campane in veri e propri strumenti musicali.
Da questa tradizione nasce l’arte campanaria, la cui corretta esecuzione richiede non solo una piena padronanza tecnica e musicale, ma anche le competenze trasversali necessarie per comprendere le caratteristiche strutturali delle campane e dei campanili che le ospitano. A queste conoscenze se ne aggiunge una ancora più sottile, quella del contesto geografico e sociale, elemento essenziale per definire l’identità sonora di ogni comunità e la sua particolare modalità di “dare voce” al territorio.

L’Emilia-Romagna conserva una tradizione campanaria tra le più vive d’Italia, con importanti poli a Bologna e Reggio Emilia, a cui si affiancano Modena, Ferrara e Ravenna. Ne deriva un patrimonio ricco di scuole e repertori, alimentato da gruppi locali e associazioni che continuano a formare nuovi professionisti, custodendo un sapere che richiede dedizione, tecnica e un lungo apprendistato.
Non a caso una delle espressioni più riconoscibili di questo patrimonio nasce proprio a Bologna. Antica di cinque secoli, la pratica di suono felsinea affonda le sue radici nel campanile di San Petronio e si sviluppa nei secoli perfezionando la tecnica architettonica e in particolare l’“incastellatura”, con cui si realizza l’impalcatura di supporto alle campane. Nell’Ottocento questa pratica si diffonde capillarmente nel territorio petroniano, mentre il Novecento segna la sua piena maturità definendo in modo sempre più nitido le modalità esecutive che ancora oggi la caratterizzano.
Diversa, ma altrettanto significativa, è la tradizione reggiana, che pur non potendo contare su una documentazione altrettanto folta è forte di almeno due secoli di storia. La trasmissione prevalentemente orale e i pochi esempi di incastellature ancora intatte testimoniano comunque la continuità di un sapere modellato dall’esperienza diretta dei campanari.

Sul territorio regionale la presenza diffusa di campanili attrezzati conferma la vitalità di entrambe le scuole, che insieme contribuiscono a delineare un paesaggio sonoro ricco e articolato. Le tecniche esecutive, diverse da luogo a luogo, prevedono sempre l’intervento diretto del campanaro nella cella: dalle pratiche melodiche basate sulla manovra dei battagli (“scampanio” o “banchetto”), a quelle che portano le campane in posizione verticale (“doppio a ciappo” con “scappata”, “pezzo in piedi” e “calata”), fino alle oscillazioni controllate (“tirate basse”) e al movimento guidato dalle travi (“suono a trave”). In area reggiana è diffuso anche uno stile misto, detto “squinquino” o “romanone”, che combina elementi del suono a trave e dello scampanio.
In questo contesto il campanile diventa un palcoscenico verticale, affacciato su un teatro ben più ampio del paese: il paesaggio. Qui infatti l’arte dei campanari non si limita a definire lo spazio circostante, ma segna il tempo, il ritmo e l’identità stessa della comunità che vive all’ombra delle sue campane.
Tuttavia si tratta di un patrimonio fragile. La globalizzazione minaccia di cancellare i luoghi, gli strumenti e le professionalità legate a questa tradizione: l’abbandono delle campagne, l’urbanizzazione e la diffusione degli impianti elettrificati hanno portato alla scomparsa di molte scuole e al silenzio progressivo di numerosi campanili. In questo scenario diventa ancora più evidente la necessità di valorizzare e tutelare l’arte campanaria, affinché le sue conoscenze, le sue tecniche e il suo ruolo sociale non vadano perduti.

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