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Mulino di Poggiolforato

Località Poggiolforato, 206
Bologna (BO)
loc. Poggiolforato

mulino ad acqua a ruota orizzontale



contesto naturale: montagna

stato del bene: in disuso
proprietà privata
accesso: non aperto al pubblico
La struttura, ospitata all'interno di un composito complesso rurale di medie dimensioni, risulta oggi in stato di abbandono. L'edificio è formato da due differenti volumi aventi diversa elevazione. Quello di maggiori dimensioni era quello all'interno del quale si trovano ancora oggi i meccanismi molitori; in quello di minori dimensioni si trova invece un deposito per gli attrezzi necessari alle attività agricole. Entrambi i corpi sono stati costruiti interamente in pietra locale sfruttando l'orografia del terreno e si sviluppano su una pianta rettangolare articolata su due livelli fuoriterra. Le murature che definiscono il nucleo principale si presentano in pessimo stato di conservazione. Analogo stato di conservazione si è potuto osservare negli spazi che definiscono la tessitura interna della struttura. Si segnala, a questo proposito, l'imminente pericolo di crollo di vaste superfici dei solai, esposti alle infiltrazioni delle acque meteoriche. Nel suo insieme, il mulino si presenta improntato alla semplicità compositiva, con poche luci disposte sulla facciata principale e su quella posteriore in maniera disarmonica. Al centro della facciata principale e sul retro della struttura si riconoscono le bocche di carico e di scarico relative al vano di ritrecine. Di notevole interesse è il vano prospiciente l'ingresso al vano macine, anticipato da una grande apertura definita da plinti in blocchi in pietra sui quali poggia un architrave ricurvo in legno. Subito alla sinistra di tale apertura, una strada in basoli conduce verso l'accesso che immette direttamente ai piani superiori, dove si trovava l'abitazione del mugnaio. Tale ingresso, riparato dal prolungamento della copertura in lastre di ardesia (sostenuta da purtrelle dato il precario equilibrio statico) è marcato da una cornice in pietra, di fianco alla quale è presente con una raffigurazione di Madonna con Bambino realizzata in gesso. Si segnala la presenza di un classico comignolo circolare, tipico della valle del torrente Dardagna, così conformato per mantenere la sua efficienza in base ai venti derivanti da diversi orientamenti.

Evidenze rimaste

Sul retro della struttura sono ancora visibili alcuni tratti dei due spessi muri in pietra che definivano la vasca della grande botte, posta a immediato contatto con il mulino. Lungo le pareti è ancora possibile osservare, seppur aggredite dalla vegetazione infestante e rampicante, le bocche attraverso le quali venivano convogliate le acque verso il vano di ritrecine. Il pericolo di crolli e la vegetazione non hanno permesso di accedere a quest'ultimo vano, così da verificare la presenza dell'impianto idraulico o parte esso. Sono tuttavia ancora visibili, aperte sulla facciata principale, le due aperture per lo scarico delle acque.

L'impianto molitorio è stato raggiunto grazie alla presenza di una botola posta all'interno di quella che era la cucina della casa del mugnaio. Quest'ultima era infatti collegata, attraverso una scala di servizio, direttamente al vano macine. Al suo interno si sono potute osservare le tre macine, ancora racchiuse all'interno delle relative intelaiature lignee, che comprendevano anche il cassone per la raccolta del macinato. Davanti a questi ultimi, si trovano ancora le ruote per manovrare i meccanismi a vite utili a manovrare le banchine sottostanti al fine di definire il grado di macinatura; al di sopra sono invece ancora presenti le tramogge in legno con alcuni dei meccanismi di movimentazione. Una macina di sotto è poggiata su una delle pareti che definiscono i limiti del vano.

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