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Palazzo Rosso, Mulino Pizzardi

Via Saliceto, 1, 40010 Bentivoglio BO
Bentivoglio (BO)


mulino ad acqua a ruota orizzontale

secolo: XIV

contesto naturale: pianura

stato del bene: in uso
detenzione Ente pubblico territoriale
accesso: apertura occasionale
Nel suo insieme, il complesso è di massicce proporzioni e consta di più volumi architettonici realizzati interamente in laterizi e articolati su una pianta poligonale che si sviluppa su tre livelli. Il mulino originario, detto di Ponte Poledrano, risale al 1352 e era posseduto dalla famiglia Lambertini. Dopo varie vicende storiche,nel 1811 il marchese Carlo Bentivoglio d'Aragona vendette a Camillo e Gaetano Pizzardi, esponenti di una delle famiglie bolognesi più influenti, l'intero possedimento. Sorge così il cosiddetto Palazzo Rosso, lungo i due rami del canal Navile. Quest'ultimo in origine aveva la funzione di residenza padronale e di sede amministrativa di una grande azienda agricola e protoindustriale denominata “Tenuta Pizzardi”. Il prospetto nord del Palazzo si collega al volume in cui era ospitato il mulino e ai fabbricati che ospitavano le abitazioni degli operai della tenuta seguendo un andamento a ferro di cavallo (https://www.bolognawelcome.com/it/luoghi/archeologia-industriale/mulino-pizzardi). Il corpo in cui venivano svolte le attività molitorie presenta l'ingresso principale sul lato O, provvisto di ponte utile a scavalcare il canale di carico delle acque utilizzate per l'attivazione del suo impianto. Le facciate presentano finestre che si dispongono simmetricamente secondo le medesime direttrici orizzontali e verticali. Quelle centrali, in particolare, sono marcate da arcatelle. Tali decorazioni in macigno e terracotta, assieme a quelle presenti in corrispondenza del sottotetto della struttura, sono state disegnate da Augusto Sezanne e si configurano come chiara testimonianza della stagione dello stile liberty bolognese.

Evidenze rimaste

Il mulino si configurò come impianto industriale quando divenne proprietà Pizzardi strutturandosi con turbine, pulegge e meccanismi di carico. Si ricava dalla documentazione, in particolare, che verso quella che era la piazza del mulino, una carrucola nel muro ricorda il punto in cui venivano issati i sacchi di grano fino al quarto piano, dove i chicchi venivano lavati prima di essere trasferiti nelle macine poste nei piani sottostanti, per mezzo di scivoli e di tramogge. Nell’androne si trova l’accesso per carri e autocarri, si riconoscono i passaggi per i cereali in consegna e si vedono scivoli e bocchettoni da cui scendevano rispettivamente i sacchi di farina e la farina non insaccata (https://www.bolognawelcome.com/it/luoghi/archeologia-industriale/mulino-pizzardi).
Dalla documentazione si ricava che la struttura conserva ancora intatta gran parte del proprio apparato produttivo, fatto di macchinari, trasmissioni, turbine e altri strumenti
(https://www.storiaememoriadibologna.it/archivio/luoghi/palazzo-e-molino-pizzardi).

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