Cimitero di Medicina
Medicina (BO)
Domina il campo un imponente porticato, al centro del quale sorge la cappella realizzata nel 1874 da Gian Giorgio Marchesi di Lodi, all’epoca insegnante di disegno presso le Scuole Tecniche di Medicina. Il complesso architettonico, che risale al vasto rinnovamento stilistico promosso dalla città dalla fine del XVIII secolo, è imperniato su una struttura centrale, con cupola ribassata e pronao sostenuto da quattro colonne ioniche, dalla quale si aprono portici laterali, decorati da eleganti antefisse scultoree. All’estremità, archi robusti con semicolonne e piccoli frontoni esaltano la solidità e l’equilibrio del fabbricato che abbraccia l’area antistante.
Gli stilemi neoclassici a cui aderiscono il porticato e la cappella, con richiami al Pantheon romano, resero il camminamento coperto oggetto d’interesse per le famiglie più abbienti della città, che lo scelsero come luogo di sepoltura già dalla sua fondazione. Fra le tombe monumentali, quella della famiglia Dal Rio si fregia di un elegante angelo in stile liberty, realizzato da Silverio Montaguti (l’esemplare è una copia dell’originale, custodito alla Certosa di Bologna).
Il cimitero custodisce le spoglie di alcuni personaggi illustri del Novecento medicinese: dal cantautore Giuseppe Negroni al musicista Medardo Mascagni, da Orlando Argentesi, partigiano e primo sindaco della città nel dopoguerra, a Licurgo Fava, anch’egli partigiano, torturato e ucciso dai nazifascisti.