Cimitero di San Giovanni in Persiceto
San Giovanni in Persiceto (BO)
La necropoli, completata agli inizi dell’Ottocento, si presentava come un semplice campo quadrato, circondato da un sobrio muro perimetrale il cui ingresso affacciava sulla strada. Le leggi sanitarie emanate da Bonaparte portarono tuttavia a nuovi impulsi di rinnovamento: nei primi anni del secolo il camposanto venne infatti ampliato e arricchito da una struttura a chiostro che, con le prime sepolture monumentali, accrebbe il suo valore artistico e simbolico.
L’espansione riprese a metà secolo con l’ampliamento dell’ingresso, destinato ad agevolare il passaggio dei carri funebri, e con l’erezione del suo fronte monumentale, davanti a cui troneggia la colossale croce in marmo un tempo appartenuta al vicino convento dei frati. In questi stessi anni l’ingegnere Luigi Gamberini curò anche il progetto della cappella funebre, sulla cui facciata venne posto lo stemma del comune.
Fu così che nel corso della prima metà dell’Ottocento il sepolcreto di San Giovanni in Persiceto si dotò dello stile neoclassico con cui si presenta oggi, diventando custode principale della memoria cittadina. Ciononostante, a seguito dell’epidemia di colera del 1855, vennero predisposti ulteriori lavori di ampliamento per accogliere le numerose vittime e, anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria, il cimitero continuò a espandersi verso sud, fino ad assumere la caratteristica pianta “a bottiglia” che preserva tutt’oggi.
Percorrendo i lunghi portici e ammirando le ampie arcate è possibile osservare le sepolture monumentali di chi scelse questa città come ultima dimora. È il caso della tomba Sacenti con il busto realistico di Serafino che, esibito su un’alta colonna, si frappone fra quelli della moglie e della figlia, rese in stile altrettanto verista; e non sorprende, data la qualità esecutiva, che nella realizzazione dei ritratti si sia cimentata la famosa ditta Venturi, nota per le opere approntate per il vicino camposanto della Certosa di Bologna.
Sotto i portici, a catturare l’attenzione è soprattutto il sepolcro di Vilelma Chierici, ornato da una cancellata in ferro battuto e da un soffitto stellato che si stende per tutto l’arco antistante, l’unico di tutto il chiostro. Altre tombe di rilievo puntellano il cimitero monumentale e, fra queste, si trovano quelle delle famiglie Lodini, Ghibellini e Savorini, le cui storie e le cui imprese sono fortemente legate al profilo commerciale della città.