Cimitero di Vignola
Vignola (MO)
Dopo aver preso atto che il precedente sepolcreto, situato nella zona in cui oggi sorge il parco San Giuseppe, era ancora troppo vicino all’abitato e non più funzionale, nel 1886 il Comune avviò i lavori per un nuovo complesso cimiteriale con l’acquisto di un terreno appartenuto a Giovanni Tosi-Bellucci, esponente di una delle famiglie più influenti della città. Il camposanto, costruito tra il 1899 e il 1903, venne quindi a estendersi su un’area poco distante dal centro storico, ma abbastanza da permetterne un’adeguata espansione e adempiere nel contempo alle disposizioni igieniche-sanitarie dell’epoca.
Oggi la necropoli di Vignola si presenta ai visitatori nella sua forma più suggestiva: i portici laterali si estendono in due bracci obliqui che si uniscono armoniosamente alla facciata della cappella centrale, alludendo alla forma di una lapide. Nel loggiato si possono trovare le tombe di alcuni personaggi illustri della città, vissuti dal periodo postunitario in poi. Tra queste il sepolcro di Alessandro Plessi, più volte sindaco tra il 1860 e il 1905, è sormontato da un busto realizzato dal noto scultore Giuseppe Graziosi ed è accompagnato dall’epigrafe del filologo e letterato Tommaso Casini.
Anche il celebre chimico e patriota Francesco Selmi è commemorato da un busto, modellato nel 1901 dallo scultore maranese Domenico Bernabei, e dall’epitaffio dedicatogli dal politico Luigi Zini.
Tra i sepolti illustri ci sono anche lo scultore Ivo Soli, le cui opere sono conservate anche all’interno delle mura cimiteriali, e Luigi Bondioli, artista e architetto vignolese, che progettò la cappella della famiglia Trenti e contribuì all’architettura cittadina realizzando l’ex Teatro Bagnoli e il monumento ai caduti nel parco di Villa Tosi-Bellucci.
Tra le tombe di famiglia spiccano quella dei Gazzotti e quella dei Degli Esposti. Dalla prima emerge il nome di Luigi Gazzotti, celebre musicologo d’avanguardia, mentre nel mausoleo Degli Esposti, inaugurato nel 1925, riposano l’aviatore Amleto e il figlio Aristide, anch’egli pilota e partigiano. Infine, la tomba della famiglia Costanzini rende omaggio a Umberto, ingegnere del periodo fascista e progettista di opere pubbliche rilevanti, tra cui lo stadio Dall’Ara di Bologna e numerosi edifici civili per la sua amata città.