Chiesa dedicata a San Prospero costruita intorno al 1660
Sassuolo

Cimitero monumentale di San Prospero

Orari e Tariffe
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via San Prospero, 25
Sassuolo (MO)
Tel: 800 218809
Il cimitero monumentale di San Prospero si affaccia sulla via omonima, poco lontano dal centro di Sassuolo. Chiuso alle sepolture dal 1982, questo camposanto rappresenta un’autentica testimonianza di “museo a cielo aperto”, dove le maestranze, per lo più modenesi, hanno dato vita a un percorso artistico lungo quasi un secolo.
L’antichità del sito è testimoniata dalla chiesa dedicata al santo reggiano: nata dapprima come romitorio e divenuta poi un oratorio, viene ricostruita a partire dal 1660 per volere del parroco Giovanni Battista Paltrinieri, con l’intento di commemorare le vittime della peste che trent’anni prima erano state sepolte nel suolo antistante. Agli inizi del Diciannovesimo secolo l’edificio religioso viene poi integrato nei lavori di costruzione del cimitero, che proseguono con notevoli ampliamenti fino al 1914, portando il complesso alle attuali dimensioni.

Il camposanto vanta un’inusuale pianta a campana, diversa da quella a quadrilatero più tradizionale per la presenza dei due bracci curvilinei che partendo dall’ingresso si restringono sempre di più fino alla chiesa, nella parte opposta.
A Giovanni Lotti, nel 1834, si deve la costruzione del primo sepolcro di sinistra (l’attuale tomba Ruggieri), destinato allora ad accogliere la famiglia Manfredini e a divenire così un modello per gli avelli successivi. In base a questo episodio iniziale, alle strutture architettoniche preesistenti e alla mancanza di un progetto unitario, non si esclude che la disposizione dei sepolcri sia avvenuta in modo spontaneo, fino a determinare una planimetria così insolita per un cimitero monumentale.

Nel braccio sinistro, fra le varie opere che si alternano nella decorazione delle tombe famigliari, si sottolineano: il busto verista di Margherita Mundatori in Strucchi, realizzato in gesso dal sassolese Gaetano Gandini nel 1886; la neorinascimentale Madonna col Bambino scolpita dal modenese Girolamo Bonomi nel 1928 per la famiglia Piva; i ritratti entro clipei realizzati per la famiglia Venturelli dal reggiano Guglielmo Fornaciari e dal modenese Marino Quartieri.
In questo lato del cimitero spicca per la sua importanza la tomba Rubbiani: realizzata per la deposizione di Giovanni Maria Rubbiani, illustre imprenditore della manifattura di ceramiche e terraglie di Sassuolo, la sua decorazione fu affidata nel 1891 al fiorentino Carlo Casaltoli, direttore artistico di quella che sarà la Fabbrica Carlo Rubbiani.

Fra le numerose tombe di famiglia che si trovano nel braccio destro si notino: quella dei Marazzi, in cui spicca il busto in tre quarti del giovane Eusebio, realizzata in pasta di marmo dal sassolese Fernando Prampolini nel 1933; quella dei Monti, commissionata nel 1927 a Bonomi con l’Allegoria del ricordo; quella della famiglia Fontana con il ritratto di uno dei suoi membri realizzato da Marino Quartieri del 1961. E ancora: la tomba dei Sighicelli, decorata da Armando Manfredini nel 1910 con una scena sacrificale resa da un rilievo in terracotta patinata a bronzo; quella della famiglia di Vincenzo Gibertini, con il suo busto in bronzo realizzato dal reggiano Egidio Giaroli dopo il 1968; quella dei Ceccarelli, per cui all’inizio Novecento lo scultore modenese Silvestro Barberini realizza due statue allegoriche. Fino alla tomba Zanni Dieci, dove su un alto basamento è ritratto il busto di Luciano Barozzi scolpito in marmo dal sassolese Ciro Zironi nel 1874.
Percorrendo il cimitero monumentale di Sassuolo è possibile misurare il tempo attraverso le diverse correnti artistiche che si sono alternate fra Ottocento e Novecento: dallo stile neoclassico al romanticismo, dal liberty venato di simbolismo ed espressionismo al novecentismo più maturo.



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