
disegnatore
Note biografiche
Nato a Reggio Emilia il 20 ottobre 1788 ed ivi morto l’1 febbraio 1858. Il Conte Giovanni Rocca nacque in Reggio dal Conte Luigi Rocca, di chiarissimo sangue patrizio, e da Donna Francesca Saporiti, fiore della nobiltà genovese. I genitori, ispirati dalle virtù dei loro avi, s’adoperarono con ogni sollecitudine a formare il cuore del fanciullo. Assicurata così la prima educazione del loro Giovanni, lo affidarono in patria alle cure di valenti maestri, dando subito di sé belle prove, sia per diligenza che per prontezza nell’imparare, tanto da essere additato come modello per i suoi compagni di studi. Compiuto con onore il corso letterario in patria, fu mandato dai suoi genitori a Bologna per attendere alle arti del disegno, a cui si sentiva per natura portato. Postosi sotto la direzione del celebre ROSASPINA, apprese la difficile arte dell’incisione su rame. Grazie alla sua abilità in quest’arte, nel 1816 venne nominato Professore d’Incisione alla scuola di Belle Arti di S. A. R. Francesco II a Reggio, nomina che ricoprì sino alla morte. Fra i suoi allievi più famosi, vanno ricordati: Raimondi, Pelli, Canossini, Bosi, Segnani, Belloli ecc. Sposatosi con la Contessa Teresa Brami, di famiglia reggiana, si dedicò con assiduità all’agricoltura, amministrando le terre di famiglia, dedicandosi nel contempo alle Belle Arti. Ricoprì diverse cariche pubbliche, tra cui la Presidenza del pio Istituto Ferrari-Bonini, facendovi nel 1840 erigere in S. Prospero il ritratto di detto personaggio. Il Principe di Reggio, per la sua intensa attività pubblica e la grande stima che nutriva verso la sua persona, lo nominò Ciambellano. Ebbe un figlio di Nome Guido, divenuto in seguito Vescovo e Principe. Morì nel febbraio del 1858 per una grave infiammazione al petto, ricevendo gli Onori funebri nella Chiesa parrocchiale di San Pietro a Reggio dove vennero celebrate le solenne esequie. A Reggio è sepolto in un Mausoleo lavorato da Ilario Bedotti sotto la direzione del Cav. Prof. Malatesta, dove oltre la sua effige, si legge una lunga ed elegante iscrizione latina dettata da Mons. Jacopo Casoli.