Palazzo per uffici in piazza di Porta Ravegnana
piazza di Porta Ravegnana 2a/b/c
via Zamboni 2
Bologna (BO)
Bega Melchiorre progetto
1898/ 1978



Notizie storiche: progetto e costruzione
Realizzato in piazza di Porta Ravegnana, nel cuore della città, relazionandosi, quindi, direttamente con il monumento simbolo della città, l’edificio suscita immediatamente differenti giudizi e opinioni da parte della cultura architettonica specializzata e non solo. Si veda ad esempio l’adesione di figure autorevoli quali Giò Ponti e Giuseppe Vaccaro e le perplessità manifestate, invece, da parte dell’amministrazione comunale e della Soprintendenza ai Monumenti, in particolare da Alfredo Barbacci, discussioni che portano Bega ad allontanarsi da Bologna, dove tornerà a operare solo dopo diverso tempo.
Il progetto punta a fornire un’idea di modernità espressa dal compromesso, volumetrico e linguistico, tra antico e nuovo. Al portico preesistente, sopravvissuto ai bombardamenti, viene addossato un nuovo volume prismatico destinato a commercio e a uffici.
L’isolato, compreso tra via De’ Giudei e via Zamboni, presenta una forma irregolare che si restringe verso la piazza; ciò determina una pianta quasi assimilabile ad un trapezio, i cui lati obliqui hanno lunghezza diversa per via di una sporgenza del fabbricato sul lato di via De' Giudei.
Il piano terra conserva l’aspetto dell’architettura preesistente: leggermente sopraelevato rispetto al piano della strada, si presenta come un loggiato aperto su tre lati, dalla spiccata funzione di filtro dei percorsi provenienti nella zona, dalle strade circostanti.
Attraverso le arcate si aprono le ampie vetrine degli ambienti commerciali. Questi ultimi si dispongono ai lati di un ambiente comune che distribuisce gli ingressi ai diversi vani scala. Al di sopra di essi, arretrati rispetto al filo strada, si stagliano i quattro livelli di uffici che si distinguono chiaramente dal piano terra, non solo per forma, ma anche per caratterizzazione materica. La facciata del nuovo blocco, infatti, è quasi totalmente vetrata nel fronte verso la piazza; le aperture sono sorrette da brevi interruzioni verticali e orizzontali di cemento armato a vista. I prospetti laterali invece, presentano una trama in pietra a blocchi rettangolari, bucata da finestre caratterizzate da una forte accentuazione verticale. Il ritmo geometrico del prospetto su via Zamboni, poi, viene concluso da una vetrata che si allunga per tutta l’altezza dell’edificio e illumina e sottolinea il vano scale.
Un piano attico chiude l’edificio, ripetendo a scala più ridotta la volumetria prismatica del grande blocco sottostante.



fonte: Architetture del secondo Novecento - Mibact - Matteo Sintini, Margherita Merendino