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frammento a, b
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bendaggio/ frammenti

frammento a, b
frammento a, b
Largo Porta S.Agostino, 337 Modena (MO)
bendaggio/ frammenti
lino
Antico Egitto/ XIX-XXI dinastia (?) (1279 a.C. – – 969 a.C. -)
frammento A: 46,3 x 9 cm; frammento B: 16,5 x 4,5 cm

n. SN01 a, b

il frammento di minori dimensioni, ha trama e ordito in lino color sabbia con riduzione d’ordito 26 fili/cm e di trama 15 colpi/cm, di questo non viene indicata la provenienza. Il secondo frammento di tessuto, di qualità superiore, ha trama e ordino in lino color avorio con riduzione d’ordito 40 fili/cm e di trama 28 colpi/cm, provenienza Deir el-Bahari, TT320.

La mostra “Storie d’Egitto” ha fornito l’occasione di esporre assieme al nucleo della collezione egiziana del Museo Civico Archeologico Etnologico due frammenti di bendaggio di mummia conservati storicamente presso il Museo Civico d’Arte. Entrambi furono donati nel 1905 al Museo Civico di Modena dal dottor Giuseppe Albertotti (1851-1936), allora direttore della clinica oculistica della città. Il famoso oftalmologo modenese li aveva a sua volta ricevuti in dono dal cognato Federico Amici (1828-1907), che soggiornò in Egitto dal 1875 al 1890, ricoprendo importanti incarichi per il Khédive d’Egitto Mohamed Tewfik Pasha (1852-1892), tra i quali quello di organizzare il servizio statistico nazionale. Dalla breve nota manoscritta associata al dono, si apprende che il frammento di minori dimensioni, la cui trama e ordito sono in lino color sabbia con riduzione d’ordito 26 fili/cm e di trama 15 colpi/cm, corrisponde a un “PEZZETTINO di fascia di Mummia comune”, del quale non viene indicata la provenienza. Il secondo frammento di tessuto, di qualità superiore, la cui trama e ordino sono in lino color avorio con riduzione d’ordito 40 fili/cm e di trama 28 colpi/cm, è invece indicato come un “PEZZO di tenda in cui era involta la Mummia di RAMSETE II (16° sec. A.C.). Fu trovata non molti anni fa in un sepolcro non suo ed identificata dal papiro che gli fu trovato sul petto. Il frammento mostra ancora la macchia del balsamo”. La mummia di Ramses II fu rinvenuta nel 1881 dall’egittologo Émile Brugsch (1842-1930) all’interno di una tomba scavata nell’altopiano roccioso di Deir el-Bahari, nota anche come Cache reale DB320 o TT320. Questa e molte altre mummie reali di XVII-XX dinastia, così come le mummie di alcuni sommi sacerdoti di XXI dinastia e di loro familiari (1645 circa-946 a.C.), erano state riunite al suo interno allo scopo di proteggerle da profanazioni e ladrocini. Ironia della sorte, a distanza di due millenni, fu una famosa famiglia di tombaroli tebani, gli Abd el-Rassul, a rivelare forzosamente il luogo di questo eccezionale ripostiglio. Per ordine di Gaston Maspero (1846-1816), direttore generale degli scavi e delle antichità d’Egitto, oltreché direttore del Museo di Bulaq, le mummie furono trasferite dalla necropoli tebana al Cairo assieme ai sarcofagi e agli oggetti dei vari corredi funerari. Alcuni anni dopo Maspero decise di sbendare questi corpi per acquisire nuovi dati sulla storia di formazione del ripostiglio, sulle tecniche di imbalsamazione adottate dagli Egiziani, ma anche per conoscere visivamente alcuni dei sovrani più famosi della storia egiziana. La ricognizione sul corpo di Ramses II (1279-1213 a.C.), trasformata in un grande evento pubblico – come lo sarebbe stato un secolo dopo il suo restauro a Parigi –, si effettuò il 1° giugno 1886 alla presenza del Khédive, di importanti dignitari del paese e di alti commissari stranieri, menzionati a incipit di un rapporto dettagliato. Parte dei tessuti che avvolgevano il corpo del sovrano, sia quelli del bendaggio originario, sia quelli aggiunti in epoche successive in occasione di alcune ispezioni e restauri della mummia da parte dei sacerdoti tebani, furono poi donati ai presenti e a molti altri, anche negli anni a venire. Federico Amici non è menzionato nel rapporto, ma in considerazione della sua vicinanza al Khédive, potrebbe avere comunque partecipato all’evento, ricevendo in dono un frammento di tessuto. La descrizione fornita dalla nota manoscritta sembrerebbe indicarne la provenienza da un ampio telo o sudario con tracce di una pennellata a caldo di una sostanza resinosa utilizzata nel processo di imbalsamazione o di restauro della mummia, che sappiamo essere stata ispezionata dai sacerdoti tebani per l’ultima volta nel 10 anno di Pinedjem II (990-969 a.C.).

Bibliografia Zanasi C. (a cura di)
Storie d’Egitto. La riscoperta della raccolta egiziana del Museo Civico di Modena
Firenze
All’insegna del Giglio
2019
p. 74

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